Thanksgiving Day a Roma – di Beatrice Boero

Roma festeggia il Thanksgiving Day il 24 ottobre. In questo giorno si celebra il Giorno del ringraziamento, una festa nazionale americana, che ricorre il quarto giovedì di novembre. Mentre negli Stati Uniti è considerata una delle sei grandi feste dell’anno, di importanza pari al Natale e al Capodanno, in Italia si festeggia come una notte di baldoria, in special modo dagli americani in trasferta nella capitale. Oppure dai romani che si aggregano per trascorrere una notte di divertimento. L’evento nasce in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto. In questa occasione, si segue la tradizione culinaria di cucinare in vari modi un tacchino. Ormai da vari anni, alcuni locali del centro storico, concentrati in particolare a Campo de’ Fiori e via Veneto, aprono i battenti per una festa a stelle e strisce, a partire dalle ore 20. Il menù made in U.S.A. prevede il “turkey” cucinato in vari modi, accompagnato da drink assortiti, con sottofondo di musica all night long, con la presenza del dj in consolle a mixare un sound che spazia dal rock al commerciale, dal r’n’b all’hip-hop.

Ai tavoli viene servito il tacchino farcito con ostriche, e condito con la focaccia di granturco. Fra le salsine succulente che accompagnano le portate c’è la salsa di ossicocco, il cosiddetto mirtillo palustre o cranberry, fatta con bacche fresche o congelate. Un altro piatto tradizionale di questa festività sono per molti le patate dolci, unite a zucchero, spezie e burro, lo yam, o anche la torta di zucca. Fra le sfiziosità culinarie proposte, troviamo anche: torta di zucca e funghi porcini; tortelli di patate e gamberi e guanciale croccante; tacchino al forno farcito con castagne e mele in salsa di ribes; soufflé caldo al cioccolato; torta di mele. Questa tradizione storica ha origine nel 1621. I Padri Pellegrini erano partiti dalla città inglese di Plymouth; approdati alle coste americane del Massachusetts, erano sbarcati su una terra abitata dagli indiani. Trovarono un terreno ospitale e vennero accolti familiarmente dagli indigeni che gli insegnarono a coltivare mais, zucche e ad allevare i tacchini. Un anno dopo il loro arrivo, i Padri Pellegrini decisero di festeggiare il loro primo raccolto, ringraziando il Signore che gli aveva concesso una terra fertile sulla quale lavorare.

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