Tg4, la Fede di Emilio – di Andrea Lorusso

Finisce così, come se nulla fosse successo. Un comunicato diramato dalla Mediaset dichiara concluso il rapporto di lavoro dopo i variegati tentativi di portare a termine una condivisa transazione.

Ecco come recita la nota: «In una logica di rinnovamento editoriale della testata, cambia la direzione del Tg4». E si aggiunge, in modo assai sibillino: «Dopo una trattativa per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non approdata a buon fine Emilio Fede lascia l’azienda. Mediaset lo ringrazia per il lavoro svolto in tanti anni di collaborazione e per il contributo assicurato alla nascita dell’informazione del gruppo. Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto, è il nuovo direttore designato del Tg4».

Il direttorissimo dal ’54 collaboratore Rai è arrivato a condurre il Tg1 nel 1976. Poi nel 1987 lasciò la Tv di Stato per approdare nel 1989 all’interno del gruppo Fininvest. D’ora in poi da Studio Aperto al Tg4 la sua carriera è stata ancorata ed influenzata dal Cavaliere in ogni angoscia ed in ogni fortuna.

Sì, perché con oltre 40 anni di attività Fede è stato tra i più criticati e discussi cronisti del settore. Le ingiurie, le invettive, le accuse di ogni genere, dal servilismo alla sudditanza, sono pesate come una spada di Damocle perennemente sul suo nome e sicuramente hanno superato di gran lunga le lodi.

Ma oggi non è il momento storico giusto per giudicare il suo operato, l’odio per il Cavaliere frutto di una bieca e mai sazia di vittime sinistra ha praticamente marchiato in maniera irreprensibile la sua attività, non potendo più confutare questi dettami ideologici.

Eppure un barlume di apprezzamento vorrei lanciarlo per la sua firma.

E’ ammirevole il coraggio con cui non ha avuto paura di schierarsi fin dall’inizio dell’epopea berlusconiana non cambiando mai opinione e non saltando sul carro del vincitore quando la fiamma del Cavaliere sembrava spegnersi. E’ rimasto fermo, accanto alle sue idee indipendentemente dagli avvenimenti sfavorevoli. Certo ha peccato in maniera palese di faziosità, ma quanti sono i giornalisti italiani schierati? E quanti altri non hanno nel loro inchiostro mai deviato una notizia per preferenze personali o per mero interesse? La verità è che il nostro Paese ha fatto dell’ipocrisia un vessillo di battaglia.

Ingloriosi delatori che sguazzano per anni nel marciume, poi quando la situazione diventa critica e un caso esplode, tutti pronti a lasciare solo il compagno “d’avventure”. La Giustizia deve fare il suo corso sempre e comunque, ma un partito, così come una categoria che ha marciato assieme per certi interessi ed in certe “botteghe oscure” dovrebbe fare quadrato attorno al capro espiatorio di turno. Montanelli una volta disse: “Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un  furfante”.  

Nonostante gli 81 anni di età faccio i miei più sinceri auguri al giornalista Emilio Fede di potere continuare ad esprimere liberamente le proprie opinioni. Sull’uomo e sulle vicende giudiziarie non esprimerò giudizi, non conoscendo  i fatti processuali e non essendo un magistrato.  In bocca al lupo!

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