Terzo Polo, Fini: Berlusconi in panchina per bene di squadra Italia

E’ iniziata a metà mattina, poco dopo le 11, la convention del Terzo Polo a Roma, "per rifare l’Italia". Sono presenti Pier Ferdinando Casini (Udc), Gianfranco Fini (Fli) e Francesco Rutelli (Api). C’è anche Beppe Pisani, senatore PdL, che ha preso la parola prima dei tre leader del Terzo Polo. La manifestazione, che si è aperta con l’inno di Mameli, si tiene nel Salone delle Tre Fontane dell’Eur ed è stata organizzata dal vicepresidente della Regione Lazio, Luciano Ciocchetti.

Durante il suo intervento Gianfranco Fini è stato molto duro nei confronti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: per lui il Cavaliere "è un uomo fuori dalla realtà", "non si rende conto che nel Paese crescono i timori per il futuro". In ciò che sta facendo il governo "non c’è nulla di moderato". "Non si può governare appesi a un voto, troppo fragile numericamente la maggioranza. Così il governo vivacchia". E facendo riferimento al voto di martedì sul rendiconto di bilancio alla Camera: "Anche se il governo ce la fa per un voto, magari per un ripensamento dell’ultima ora, cosa accadrebbe il giorno dopo?". Per questo il premier "deve fare un passo di lato, se non vuole fare quel passo indietro che la maggioranza degli italiani gli chiede di fare. A Berlusconi piace il calcio: durante una partita, anche i grandi campioni finiscono in panchina, se questa è l’esigenza della squadra. E in questo caso la squadra è l’Italia: l’esigenza è quella di un nuovo capo del Governo".

Il leader futurista parla poi di patrimoniale, una misura necessaria per contrastare la crisi e dare una spinta all’Italia: il guaio, per Fini, è che Berlusconi "non ha capito che chi lo ha votato non ha nulla da temere se si mette la patrimoniale, perche’ e’ stato votato da tanti operai e da tanta gente comune". E poi basta ai costi della politica, costi esagerati, che vanno almeno dimezzati: il nostro Paese "non si puo’ permettere di avere tutti quei parlamentari e consiglieri regionali. L’Italia deve dimezzare i costi dell’apparato della politica, perche’ c’e’ partitocrazia senza che ci siano i grandi partiti del passato".

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