Terrorismo, Gentiloni: ‘non escludo interventi militari’

(FILES) - In this file picture Italian Communications minister Paolo Gentiloni gives a phone call at the Italian Senate in Rome, October 5, 2006. Italy's former communications minister Paolo Gentiloni has been nominated foreign minister, his new deputy said on October 31, 2014. Gentiloni, a member of Prime Minister Matteo Renzi's centre-left Democratic Party (PD), will replace Federica Mogherini, who was set to take on her new role as foreign policy chief in Brussels on Saturday. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO

"E’ vero che in passato ci sono stati interventi militari che hanno avuto esisti non positivi, ma ci sono delle storie più positive, se pensiamo alla regione dei Balcani occidentali: dopo 10 – 15 anni c’e’ una situazione di sviluppo economico e mancanza di guerre". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, intervenendo a ‘Radio Anch’io’ su Radio1. "Oggi nei confronti dei gruppi terroristi noi non possiamo escludere interventi militari – ha aggiunto Gentiloni – non escludo interventi in Nigeria e Libia. Gli interventi, pero’, devono essere su piu’ terreni, si deve partire dalla cooperazione internazionale, facendo di più".

Dunque, “nel contrasto al fenomeno terrorista, c’e’ anche l’ opzione militare, che e’ un’opzione nella quale siamo gia’ dentro. Noi non dobbiamo immaginare pero’ che questa sia l’unica risposta o la risposta decisiva – ha aggiunto Gentiloni – Ci sono anche la cooperazione economica, gli aiuti verso i rifugiati, la collaborazione universitaria. Ci sono tante cose che possiamo fare di più e meglio, ma dobbiamo intervenire di fronte alla persecuzione dei cristiani e contro tutte le persecuzioni religiose".

A proposito della persecuzione in atto contro i cristiani, il ministro Gentiloni parlando con il Corriere della Sera sottolinea: “Appena mercoledì scorso ho visitato, a ottanta chilometri da Amman, un ospedale costruito dall’Italia per i rifugiati siriani. Ma dobbiamo sapere che l’Italia non sta facendo abbastanza perché le risorse messe a disposizione non sono all’altezza della civiltà che rappresentiamo", "dobbiamo decidere se vogliamo assumerci responsabilità chiare, svolgere il nostro ruolo oppure se dobbiamo continuare a tenere questi problemi al di fuori del nostro piccolo mondo, che poi è una semplice illusione. Ma questo comporta spese, e ciò riguarda anche l’opzione militare". "Si saldano due questioni. I cristiani visti come identificazione dell’Occidente, quindi bersaglio anche dove sono maggioranza, come in Kenya. E poi i cristiani quando sono minoranza, oggetto di intolleranza come in Pakistan. Prendiamo il caso dell’Iraq. Dieci anni fa i cristiani erano un milione e mezzo, ora sono meno di trecentomila, col rischio di scomparire in zone come la Piana di Ninive. Quando il Papa mette l’accento sui cristiani del Medio Oriente e li definisce un piccolo gregge sul quale grava una grande responsabilità, si riferisce proprio a questo dramma".

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