Terrore su un treno in Baviera, Isis rivendica l’attacco

L’Isis rivendica l’aggressione a colpi di ascia e coltello compiuta su un treno in Baviera da un diciassettenne afghano. La Germania, campione nell’Unione europea nell’accoglienza ai rifugiati con un investimento di una decina di miliardi di euro, e’ sotto shock; subisce la prima aggressione di matrice islamica sul proprio suolo da parte di un rifugiato che nel Paese viveva regolarmente da richiedente asilo.

La gente ha paura: perche’, come ha dovuto ammettere il ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Hermann. "attacchi del genere possono avvenire ovunque, per cui non siamo sicuri".

E’ di cinque feriti, due dei quali in grave pericolo di vita, il sanguinoso bilancio dell’azione di Muhammad Riyad, arrivato in Germania senza genitori a fine giugno del 2015. Indossando una maglietta bianca con simboli simili a quelli dello stato islamico, il giovane lascia un biglietto  di addio al padre che non si sa dove sia. Dice alla famiglia cui era stato affidato di andare a fare un giro in bici. Si riprende in un video (prontamente pubblicato su internet dalla macchina di propaganda dei miliziani, che immediatamente mette il cappello sull’aggressione, come fece per la strage di Nizza) in cui si identifica in Pashto, la propria lingua madre, come "Muhammad Riyad che ha compiuto l’attacco di Wurzburg", un "soldato del Califfato"; e minaccia ulteriori attacchi da parte dell’Isis "in ogni villaggio, citta’ e aeroporto". Poi prende un’ascia ed un coltellaccio. Sale su un treno regionale e, urlando "Allah akhbar", comincia a colpire spietatamente i passeggeri nel vagone, che diventa letteralmente un bagno di sangue.

Ferisce gravemente quattro cittadini di Hong Kong: un uomo di 62 anni, la moglie 58enne, la figlia di 27 e il fidanzato 31enne della giovane. Illeso un quinto componente della famiglia orientale, coetaneo dell’aggressore. Il quinto ferito e’ una donna colpita sempre a colpi di ascia e di coltello dal giovane afghano datosi alla fuga dopo che qualcuno ha tirato il freno d’emergenza bloccando il treno e ha chiamato i soccorsi con un cellulare. Una fuga finita a cinquecento metri dal convoglio: li’ i due poliziotti che lo inseguivano gli sparano. E lo uccidono.

Il Paese e’ sgomento, e la politica tace se non per una polemica tra una deputata verde che contesta su Twitter l’uccisione del giovane da parte degli agenti, prontamente rintuzzata. Sconvolge la "repentina radicalizzazione" del giovane afghano, al punto che la ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ si domanda "quanto siano vulnerabili i giovani rifugiati alla propaganda islamica".

Gli inquirenti appurano che Muhammad aveva in casa una bandiera dell’Isis, ma inizialmente sembrano non voler puntare piu’ di tanto alla pista islamica, virando sull’azione del ‘lupo solitario’. Ma l’illusione dura poco, in un Paese il cui governo investe tantissimo sull’integrazione del milione e piu’ di rifugiati, per la maggior parte musulmani. La rivendicazione dell’Isis, ma soprattutto quell’ "Allah akbar" udibile nella registrazione della telefonata con cui dal treno si chiama aiuto mentre si consuma la mattanza, e’ per i magistrati "una prova obiettiva". Tuttavia le autorita’ bavaresi continuano ad indagare. Sara’ fondamentale l’esame del cellulare dell’afghano, trovato poco distante dal treno, per capire se e come ha avuto contatti con i miliziani e chi gli ha dato la notizia della morte dell’amico che ne ha fatto scattare la voglia di vendetta.

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