Tav in Val di Susa, tensione alle stelle – di Carlo Di Stanislao

La tensione è alle stelle in Val di Susa. Mentre i dimostranti hanno deciso il blocco a oltranza dell’autostrada A32, ci sono presidi allo svincolo di Chianocco (Torino) e anche in Alta Valle di Susa per ostacolare i cambi di turno delle forze dell’ordine al cantiere della Maddalena di Chiomonte. A Bussoleno le persone portano viveri e si sono attrezzate per passare la notte. L’incidente di ieri ad uno dei leader della protesta No Tav ci invita ad una attenta riflessione.

Tutto è cominciato attorno alle 12, quando circa  300 militanti hanno preso a battere con delle mazze di ferro sui guardrail alla vista dei blindati della polizia che si sono schierati sul viadotto che domina il tratto autostradale assediato. Una ruspa ha abbattuto la barricata, costringendo gli occupanti a indietreggiare. Dai mezzi della polizia sono stati azionati gli idranti per disperdere la folla. Alcune decine di No Tav si sono sdraiati sulla carreggiata, impedendo alla polizia di avanzare. Tutto questo come risposta al ferimento di Luca Abbà, militante di 37 anni,  tuttora ricoverato in coma all’ospedale Cto di Torino, precipitato da un traliccio dopo aver toccato i fili dell’alta tensione lunedì mattina.

Tutto il movimento punta ora il dito contro le forze dell’ordine, con polizia e carabinieri intervenuti per garantire agli operai la possibilità di procedere con i lavori.

In varie città d’Italia manifestazioni di solidarietà dopo l’incidente: alla stazione Termini di Roma un blitz dei collettivi studenteschi che fanno capo alla sigla Atenei in Rivolta ha occupato alcuni binari. Proteste sui binari anche a Bologna, a Pisa, mentre a Milano si è svolta a piazza San Babila una manifestazione guardata a vista da un ingente schieramento delle forze dell’ordine, a cui partecipano diversi centri sociali di Milano e dell’hinterland, aderenti alle sigle sindacali di base e i partiti della sinistra radicale.

Luca era uno dei proprietari dei terreni oggetto dell’esproprio, uno degli attivisti più in vista dei No-Tav.  Ieri mattina, contro l’esproprio dei terreni in Val di Susa,  si è arrampicato sul traliccio ed  è stato folgorato da una scarica elettrica mentre alcuni agenti stavano cercando di raggiungerlo per convincerlo a scendere. Ancora l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia è chiusa nel tratto tra Avigliana e Chianocco, dove la carreggiata è occupata da alcune decine di manifestanti.

Oggi la riapertura del tratto in alta Val Susa, a Salbertand, attuata dopo l’intervento delle forze dell’ordine, è stata preceduta da lavori di bonifica: oltre ad alberi, rami ed altri oggetti utilizzati per accendere falò ed erigere barricate, sono stati trovati numerosi chiodi a tre punte dispersi sull’autostrada.

Il ministro dell’interno Annamaria Cancellieri, invita le parti al dialogo perché, in queste cose, “ci vuole riflessione, dialogo ed equilibrio". E sono in molti, ora, anche da sinistra, anche fra coloro che comprendono la protesta No Tav, a chiedersi fino a che punto può arrivare la protesta e  quanta zizzania pseudopolitica infesti il campo della contestazione.

Sicchè viene in mente che una gran parte dei No Tav non siano animati solo dal dissenso, ma intendano trovare occasioni per manifestare con  violenza la propria opinione, senza nessun confronto.  Credo proprio che i fatti recenti ci dicano che i No Tav siano molto al di fuori della legittima divergenza di opinioni ed invece siano il  sintomo paradigmatico di un Paese che sta cambiando in modo pericoloso.

Se proprio dobbiamo contestare facciamolo in modo pacifico e seguendo le regole, dicendo e scrivendo, senza molotov o lancio di sassi, che con i 22 miliardi della TAV, potremmo finanziarci la banda larga, fare progetti di sviluppo, dare lavoro e respiro  a piccole e medie imprese e non occuparci sempre e solo di salvaguardare banche e banchieri.

E dopo la saggia decisione del governo Monti nel non avallare la candidatura di Roma alle Olimpiadi, dovremmo impegnarci a spingerlo verso lo stesso rigore nell’affrontare la questione della linea ferroviaria ad Alta velocità Torino-Lione, partendo dal documento che il 9 febbraio scorso,  360 docenti universitari, ricercatori e professionisti,  hanno inviato al nuovo primo ministro, come appello fermo e pacato, in cui si sollecita, ancora una volta, dopo quello inascoltato inviato al presidente Napolitano nel luglio 2011, l’applicazione del metodo scientifico,  all’oggettiva valutazione degli scenari che – secondo i proponenti – motiverebbero l’opera. Un appello che, senza bombe o feriti gravi, semplicemente ricorda che attualmente si viaggia già in Tav da Milano a Parigi sulla linea esistente via tunnel del Frejus, incluse le fermate Torino e Lyon, separate da poco più di tre ore e mezza di viaggio. E che la nuova linea con tunnel di 57 chilometri,  appare sempre più anacronistica e priva di priorità: un’opera con tempi di realizzazione ultradecennali, del tutto rigida sul piano degli adattamenti alla rapidissima evoluzione sociale – generata dalla onnipresente penetrazione delle tecnologie informatiche – ed economica in tempo di crisi e contrazione strutturale dei consumi.

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