Taormina, Beigbeder racconta amore con data di scadenza

‘C’e’ prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia’ e’ il teorema destinato ad essere smontato (o confermato) in L’amore dura tre anni, commedia sentimentale che lo scrittore Frederic Beigbeder, qui al suo debutto come regista, ha tratto da un suo bestseller, che come molti altri, ha elementi autobiografici. Il film presentato ieri in anteprima al Taormina Film festival, ha incassato circa 4milioni e mezzo di euro in Francia e sara’ nelle sale italiane da mercoledi’ distributo da Moviemax.

Beigbeder, ex pubblicitario, nel suo libro piu’ famoso, ‘Lire 26.900′ (pubblicato da Feltrinelli come L’amore dura tre anni) ha messo alla berlina proprio il mondo del marketing, guadagnandosi un licenziamento immediato dal suo studio ma lanciando la sua brillante carriera letteraria. In L’amore dura tre anni passa al microscopio i rapporti, con cinismo, ironia e humour. Suo parziale alter ego e’ Marc Marronier (Gaspard Proust), trentenne critico letterario e cronista mondano, che dopo la fine del suo matrimonio, e un periodo di autocommiserazione-rabbia-voglia di vendetta, decide di scrivere un libro sulla teoria che l’amore abbia una data di scadenza: tre anni. Il pamphlet , dopo tanti no, viene accettato da una casa editrice che glielo pubblica con uno pseudonimo, e diventa un successo. Contemporaneamente pero’ nella vita di Marc arriva un nuovo amore, Alice (Louise Bourgoin), moglie di suo cugino.

Con la ragazza, tanto bella quanto intelligente e ironica e’ feeling immediato, se non fosse per quel libro, che Alice reputa il piu’ misogino di tutti i tempi…. Tra aforismi estemporanei (‘Nel 21/o secolo, l’amore e’ un sms senza risposta’) e altre coppie improbabili intorno a Marc, il film regala anche continue citazioni (da Un uomo, una donna a Elton John), con cameo finale del compositore tre volte premio Oscar Michel Legrand.

‘Adattare un romanzo di cui si è gli autori non e’ cosí frequente, e io l’ho vista come un’occasione per riattualizzare questa storia – spiega Beigbeder nelle note di produzione – Sono cambiato dall’uscita del libro, che risale a quindici anni fa? Ebbene no, non sono mai riuscito a superare la fatidica mannaia dei tre anni. O forse giusto un po’. E’ una maledizione. Anche se il mio scopo è di non essere fedele a questo titolo, bisogna constatare che gli ho sempre obbedito… E se il film offre alle persone l’occasione di discutere sulla questione, allora saro’ contento!’.

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