Tangenti, Lupi: non difendevo Incalza, ma il ministero

Ancora corruzione, ancora tangenti. Nell’inchiesta “Sistema”, portata avanti dalla procura di Firenze, spunta anche il nome del ministro Maurizio Lupi. Che però non ha alcuna intenzione di dimettersi: "No, le dimissioni no. Anche se, per la prima volta, vedendo tirato in ballo ingiustamente mio figlio, mi sono chiesto se il gioco valga la candela. Se fare politica significhi far pagare questo sacrifico alle persone che ami. Sa la battuta che faccio sempre a Luca? Purtroppo hai fatto Ingegneria civile e ti sei ritrovato un padre ministro delle Infrastrutture".

"Provo soprattutto l’amarezza di un padre nel vedere il proprio figlio sbattuto in prima pagina come un mostro senza alcuna colpa. Quando per tutta la vita ho educato i miei figli a non chiedere favori, né io ho mai cercato scorciatoie per loro".

Lupi parla del presunto coinvolgimento del figlio 25enne, Luca, nell’inchiesta sulle tangenti negli appalti pubblici che ruotano attorno alla figura di Ercole Incalza, del quale dice: "C’è la presunzione di innocenza, ma è chiaro che se dovessero risultare fondate le accuse sarebbe una sconfitta per tutti. Incalza, che è stato al ministero per anni e ha lavorato con tutti i ministri, tranne Di Pietro, è stato il padre della Legge Obiettivo. È uno dei tecnici più stimati nel suo settore, anche in Europa ce lo invidiavano".

Malgrado i 14 procedimenti giudiziari alle spalle era stato "sempre riconfermato proprio per le capacità tecniche riconosciute da tutti. In questi venti mesi non ho mai incontrato un presidente di Regione che non mi abbia dato un giudizio positivo su di lui. L’obiettivo era realizzare le Grandi Opere e recuperare il drammatico gap infrastrutturale dell’Italia ed Ettore Incalza poteva garantire la professionalità necessaria".

Il ministro spiega perché arrivò a minacciare la crisi di governo, come emerge da una intercettazione con Ercole Incalza indagato per un giro di tangenti sugli appalti nelle grandi opere: "Era una battaglia politica, non difendevo la persona, che dal 31 dicembre 2014 non avrebbe più ricoperto quell’incarico, ma l’integrità del ministero. Si stava discutendo di legge di Stabilità e del futuro della nuova Struttura tecnica di missione e il dibattito era tra chi voleva tenerla dentro al mio ministero, oppure, come diceva Incalza: c’è chi vuole chiuderla o trasferirla alla presidenza del Consiglio".

"Al telefono con Incalza ho ripetuto quello che avevo detto nelle discussioni politiche, parolacce comprese: dicevo che era un errore togliere al ministero quella struttura, amputandolo di un braccio operativo. Qualora non ci fosse più stata fiducia nel ministro si faceva prima a cambiare ministro non depotenziando il ministero".

Sulle sue parole sempre intercettate in merito alla definizione di Incalza come grande sponsor della nomina del viceministro Riccardo Nencini, il ministro precisa: "Questo è il limite delle intercettazioni, che non rendono il tono scherzoso delle conversazioni. Io allora conoscevo poco Nencini e Del Basso De Caro, due persone peraltro bravissime. Sapendo che erano socialisti come Incalza, lo prendevo in giro".

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