Storica visita Obama in Birmania, avanti con le riforme

PORTLAND, OR - JULY 24: U.S. President Barack Obama speaks at a campaign fundraiser at the Oregon Convention Center on July 24, 2012 in Portland, Oregon. President Obama is next scheduled to continue his campaign in Seattle. (Photo by Jonathan Ferrey/Getty Images)

Non e’ un appoggio al regime, ma un ‘riconoscimento dei progressi fatti’. Appena arrivato nel Sud-est asiatico, Barack Obama ha difeso la sua storica e controversa visita di domani in Birmania – la prima di un presidente statunitense – dichiarando di non avere paura di ‘sporcarsi le mani’ se c’e’ la possibilita’ di ‘incoraggiare’ nuove riforme, confermando inoltre come una piu’ forte presenza nella regione dell’Asia-Pacifico costituisca una nuova priorita’ geopolitica per Washington.

‘La Birmania ha ancora una lunga strada davanti a se’, e se vedro’ che fara’ dei passi indietro, agiro’ di conseguenza’, ha detto Obama evitando di riferirsi al Paese col termine ‘Myanmar’ imposto dall’ex giunta militare. ‘Se per impegnarci nel dialogo aspettassimo di vedere una democrazia perfetta, temo che dovremmo aspettare davvero a lungo’, ha aggiunto il leader della Casa Bianca, che domani a Rangoon incontrera’ il presidente ed ex generale Thein Sein, la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi e terra’ un atteso discorso all’universita’ tradizionalmente sede di fermenti democratici.

In serata i media statali birmani hanno preannunciato l’imminente rilascio di altri 66 detenuti dopo i 452 di giovedi’ scorso, tra i quali pero’ non figurava nessun prigioniero politico, al contrario di quanto costantemente richiesto dagli Stati Uniti. La questione e’ al centro delle preoccupazioni di dissidenti e attivisti per i diritti umani, che giudicano prematura la visita di Obama. Secondo questa interpretazione, la serie di riforme intrapresa negli ultimi due anni – gia’ premiata dagli Usa con la sospensione della maggior parte delle sanzioni contro il Paese – non deve far dimenticare il ruolo preponderante dell’esercito, i conflitti in corso con alcune milizie etniche e gli abusi contro i musulmani di etnia Rohingya nell’ovest, dove recenti violenze hanno causato almeno 168 morti e 110 mila sfollati.

Le dichiarazioni di Obama – che da Bangkok ha anche difeso il diritto di Israele a rispondere alla ‘pioggia di missili’ sparati da Gaza frenando pero’ l’alleato su una possibile invasione di terra – sono giunte in una conferenza stampa a Bangkok, prima tappa di una tre giorni che si concludera’ martedi’ in Cambogia con la partecipazione al vertice annuale dell’organizzazione regionale Asean. Il primo viaggio dalla sua rielezione, ha rimarcato Obama, conferma la ‘priorita’ di un impegno nel Pacifico’ nella cosiddetta strategia del ‘perno in Asia’: un obiettivo che – sebbene la Cina non sia mai stata menzionata – viene ampiamente interpretato come un tentativo di contenere l’influenza di Pechino nell’area.

Riguardo alla Thailandia, ‘il nostro amico di piu’ lunga data in Asia’, di fianco al premier Yingluck Shinawatra Obama ha annunciato legami militari rafforzati, negoziati per un nuovo trattato in tema di libero commercio e una maggiore collaborazione su sviluppo regionale e sanita’. Arrivato a Bangkok nel pomeriggio, il presidente ha inoltre incontrato in ospedale l’anziano re Bhumibol e visitato il Buddha disteso di Wat Pho, dove ha scherzato sulla politica interna: al monaco che l’accompagnava, ha ammesso di aver bisogno ‘di parecchie preghiere’ per quanto riguarda un’intesa di bilancio con i repubblicani per evitare il cosiddetto ‘precipizio fiscale’.

NESSUN COMMENTO

Comments