Stato-mafia, vogliamo chiarezza da Napolitano – di Roberto Pepe

"Negli ultimi giorni si è alimentata una campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del Presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori, una campagna costruita sul nulla. Si sono riempite pagine di alcuni quotidiani con le conversazioni telefoniche (…) e se ne sono date interpretazioni arbitrarie e tendenziose, talvolta persino versioni manipolate". Per fortuna che il Presidente Napolitano ha ribadito chiaramente: “I  cittadini possono essere tranquilli che io terrò fede ai miei doveri costituzionali (…) Il ministro Severino ha assicurato ieri in Parlamento che sarà fatto ogni sforzo per cercare la verità, ma senza strumentalizzazioni …”,  altrimenti  – questa sfuriata altolocata – avrebbe ricordato un altro proclama di memoria presidenziale: “Io non ci sto a questo gioco al massacro!” sparato in TV su tutti i TG  da Scalfaro.

Con tutto il rispetto per l’importante e prestigiosa figura dell’attuale Presidente, prontamente omaggiato dai presidenti delle Camere, Napolitano pare, però, che abbia  reagito con tale immediatezza da far ricordare il detto secondo cui: la lingua batte dove il dente duole…, quasi ci fosse in corso una nemesi storica di tristi fatti passati e volutamente dimenticati, che stanno riaffiorando trovando, o meglio: lasciando individuare strade che portano inequivocabilmente verso alcuni colpevoli autori di quei miserandi fatti degli anni ’90, che presupponevano un accordo micidiale tra Stato e Mafia!

Sì certo! La pubblicazione di parti di intercettazioni sono un attentato alla verità dei fatti, in quanto con quegli oculati tagli si può benissimo far presupporre certezze che non sono assolutamente corrispondenti alla realtà, ma purtroppo molti altri politici sono stati vilipesi, o distrutti, o costantemente ridicolizzati per alcune intercettazioni o mezze verità, o congetture personalizzate e “fedelmente” riportate su “certa stampa”! 

Qui,  purtroppo, c’è una incontrovertibile realtà, un dato di fatto realmente avvenuto e decretato da quello Stato incriminato: trecento provvedimenti di 41 bis non rinnovati nel novembre 1993 a detenuti mafiosi per dare un “segnale positivo di distensione”, mentre Cosa Nostra continuava a disseminare bombe in tutta Italia! Una proposta avanzata dal vice capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Di Maggio, imposto dall’allora Ministro della Giustizia Giovanni Conso che ora si limita a dire : “Sì, mi pare un po’ strano effettivamente”.  Insomma, c’è poco da dire: questi, in realtà,  sono gli strani atteggiamenti da deprecare e castigare, non “certa stampa”!

Anche perché, come fa chiaramente intendere Gaetano Gifuni, Segretario Generale sotto Scalfaro e Ciampi: tutti sapevano che sarebbe stato annullato qualsiasi tentativo di incrementare il rigore del 41 bis come quello effettuato  da Amato, visto che la tendenza governativa aveva una direzione esattamente opposta, cioè eliminare il carcere duro ai mafiosi! Una domanda sorge spontanea: perché Amato è stato estromesso subito dopo? Quindi, signor Presidente: d’accordo! Andiamo cauti con le affermazioni scandalistiche dei giornali, ma se qualche altissima sfera ha mancato, non basta dire “io non ci sto!”, come un suo deprecabile predecessore!

NESSUN COMMENTO

Comments