Stamina, 20 indagati: c’è anche Davide Vannoni

La procura di Torino ha chiuso le indagini su Stamina. Gli indagati sono venti, tra cui Davide Vannoni, il ‘padre’ del metodo. Le notifiche agli avvocati difensori sono in corso da pochi minuti.

Il rituale avviso di chiusura indagine prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Gli indagati, in pratica tutto l’entourage di Vannoni, avranno venti giorni di tempo – una volta ricevuto il cosiddetto ‘415 bis’ – per chiedere di essere interrogati o per presentare memoriali difensivi o altri documenti.

Secondo quanto si apprende sono diversi i reati ipotizzati a vario titolo dal pm Raffaele Guariniello nei confronti dei venti indagati. L’inchiesta si era gia’ formalmente chiusa nel 2012, ma nei mesi successivi Guariniello aveva continuato gli accertamenti.

"Non sono molto stupita, vedremo l’esito del processo. E’ una vicenda che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso e me con molte preoccupazioni e ansie. L’importante e’ che ne esca chiarezza, perche’ qui le vittime sono le migliaia di persone che hanno creduto di poter avere una cura". Cosi’ il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ospite di Coffe Break su La7, commenta la notizia della chiusura delle indagini della Procura di Torino sul metodo Stamina.

MR. STAMINA, "SONO SERENO" ”Sono sereno. Affronteremo il processo ed abbiamo una marea di documenti per smentire le accuse” avanzate. Lo ha detto all’ANSA il presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, sottolineando che la chiusura delle indagini del pm Guariniello ”non e’ ancora un rinvio a giudizio”. Vannoni ha quindi affermato di ”non aver mai minacciato nessuno”: ”Una chiusura di indagine presenta solo un punto di vista. Abbiamo – ha affermato – materiale per difenderci”.

Quella di oggi, ha precisato Vannoni, ”e’ una chiusura di indagine e non un rinvio a giudizio. Ora ci sono 20 giorni, anche utili al fine di fornire ulteriore documentazione. Poi aspetteremo la decisione di Guariniello e vedremo se fara’ il rinvio a giudizio, perche’ non e’ scontato. Magari alla luce del nuovo materiale valutera’ diversamente”. D’altronde, ha sottolineato, ”ci sono voluti 5 anni per chiudere le indagini e questo vorra’ dire qualcosa”. Entrando poi nel merito delle accuse, Vannoni ha affermato di ”non aver mai abusato della professione di medico” e di ”non aver mai minacciato nessuno”. Quanto all’accusa di ”danni alla salute” dei pazienti, Vannoni ha replicato di disporre di ”una marea di documenti a smentita di tali accuse. Questa e’ solo la visione di una parte. Abbiamo documenti per difenderci e tanto materiale da produrre a Guariniello o al processo: materiale relativo alla caratterizzazione delle cellule, valutazioni mediche, documentazione sull’assenza di effetti collaterali fatte da medici terzi”. E’ un tema ”da discutere in tribunale, visto – ha commentato – che la politica non e’ in grado di dare risposte. Mi sento sereno – ha concluso il presidente di Stamina Foundation – e pronto a dimostrare la verità”.

CHE COSA PREVEDE IL METODO STAMINA Il metodo Stamina, messo a punto dal presidente della Stamina Foundation Davide Vannoni, si basa sulle cellule staminali del midollo osseo, chiamate mesenchimali, note per la loro capacita’ di dare origine ai tessuti di ossa, pelle e cartilagine. Secondo la Fondazione Stamina, sarebbe possibile trasformare queste stesse cellule anche in neuroni, utilizzando una sostanza nota per la funzione che svolge nello sviluppo delle cellule, come l’acido retinoico, e diluendola nell’etanolo.

La tecnica consisterebbe quindi nell’estrarre le cellule staminali mesenchimali dal midollo osseo dei pazienti, nel tenerle in coltura nell’acido retinoico diluito per farle differenziare in cellule nervose e quindi nel reinfonderle nello stesso paziente.

La Fondazione Stamina ritiene che la tecnica sia efficace per curare malattie neurodegenerative, come l’atrofia muscolare spinale (Sma). Quest’ultima e’ diventata famosa come la ”malattia di Celeste”, dal nome della bambina di due anni i cui genitori hanno presentato nell’agosto 2012 un ricorso perche’ potesse riprendere la terapia sperimentale cui era stata sottoposta presso gli Spedali Civili di Brescia.

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