Spending review, taglioni e bosoni – di Carlo Di Stanislao

“La riduzione di benessere per la collettività che si accompagna a gravi crisi economiche permette di implementare misure che altrimenti sarebbero impossibili da adottare in circostanze meno drammatiche”. Così esordisce un articolo sugli effetti benefici che le crisi economiche possono avere sull’attuazione di riforme strutturali, pubblicato nel 1993 su una delle migliori riviste accademiche internazionali per economisti, l’American Economic Review.

E aggiunge: “Quando il conflitto sociale porta l’economia a un equilibrio inferiore in termini paretiani, cambiamenti radicali sono spesso necessari per rompere la situazione di stallo e portare l’economia verso un equilibrio migliore. Il disagio che si vive durante le crisi economiche può rendere più accettabili misure drammatiche. La destabilizzazione dell’economia può facilitare la transizione verso un equilibrio migliore per il benessere della società”.

C’è un’interessante curiosità legata all’articolo menzionato, cioè che uno degli autori è Vittorio Grilli, viceministro all’Economia. Curiosità che sicuramente è molto informativa sullo spessore e sulla visibilità internazionale, anche su terreni puramente accademici, dei membri del Governo Monti.

Come ha scritto Margherita Berardis,  dagli ultimi mesi dello scorso anno, l’Italia ha attraversato una delle crisi finanziarie più drammatiche nella storia del suo debito pubblico.  Gli spread sono stati sicuramente una testimonianza della gravità della situazione. Il baratro di una crisi di liquidità che poteva tramutarsi velocemente in insolvenza è stato toccato. Il conto del Tesoro presso la Banca d’Italia nel mese di novembre si era ridotto a soli 17 miliardi dai 76 di gennaio. Non molti investitori stranieri si affacciavano alle aste pubbliche, con il rischio concreto di una copertura incompleta. Quella crisi ha sicuramente avuto effetti benefici. Un nuovo Governo che da subito ha messo l’emergenza al centro delle proprie azioni di politica economica. La reputazione acquisita a livello europeo "ci ha comprato" un intervento senza precedenti della Bce. Oggi l’emergenza più acuta sembra alle spalle, la crisi e gli spread “mordono” meno. Tutto questo porta a una doppia illusione: per il Governo, quella di pensare che, in fondo, non ci volesse molto per contrastare la crisi. E sono in tanti a dire che, a ben vedere, non si sono viste, fino adesso, riforme proprio radicali, anche se la politica economica del Governo ha spaziato su temi molto delicati, forse troppo velocemente e senza la dovuta profondità. Ora è condivisibile l’idea che il problema della crescita italiana è la bassa competitività,  che ha le sue radici più profonde nelle inefficienze e nella dimensione della spesa pubblica, che divora la metà del prodotto interno lordo italiano.

Ma, ritengono alcuni, tagliare la spesa pubblica non solo mette in crisi un modello socio-economico di "sviluppo", che ha assistito e foraggiato tante persone sia dalla parte di chi elargisce sia di chi riceve, ma porta anche a una profonda crisi occupazionale e dell’economia reale; perché per quanto inefficiente e assistenzialistica, è reddito e occupazione per imprese e famiglie e solo riducendo, invece, i cunei fiscali si può migliorare concretamente la competitività delle imprese.

Pertanto, dicono sempre alcuni, per migliorare la competitività, occorre piuttosto ridurre la tassazione in generale, che aumenta il reddito disponibile e stimola la domanda; per combattere seriamente l’evasione; per lasciare spazio e incentivi agli investimenti privati; per permettere che una riforma per un mercato del lavoro più flessibile e sicuro crei nuova domanda di lavoro anziché deprimerla; per attrarre stabili investimenti esteri in un contesto in cui il peso fiscale e le inefficienze non sono più scoraggianti.

Nella bozza in possesso  delle varie agenzie giornalistiche, sono previsti il blocco degli stipendi e le ferie coatte per i dipendenti pubblici; la riduzione dei permessi sindacali del 10% per gli statali a partire da gennaio del 2013.  Inoltre il fondo sanitario viene ridotto di 3 miliardi in due anni (un miliardo per il 2012 e due per il 2013); chiusi i piccoli ospedali e previsti circa 30mila posti letto in meno negli ospedali pubblici, con un rapporto di 3,7 posti letto per mille abitanti contro gli attuali 4,2.  Tagli anche a scuole e università e, unica nota che gli italiani apprezzeranno, stangata alle auto blu, la cui spesa, nel 2013, non dovrà superare il 50% di quanto speso nel 2011. Buone notizie sul fronte dell’IVA:  congelato l’aumento per il 2012 e ridotto l’incremento a decorrere dal 2013, con valutazione di eliminazione dello stesso di 0,5 punti, a partire dal 2014.

Nel testo, che dovrà essere sottoposto all’esame del Consiglio dei ministri e quindi suscettibile di modifiche e variazioni, è inoltre previsto il blocco delle tariffe dal 2013, anche se è da registrare la precisazione del premier Monti che in una lettera inviata ai ministri competenti e alle Authority,  ha chiesto una verifica della determinazione delle tariffe stesse, in relazione alla effettiva realizzazione degli investimenti da parte dei gestori.

La cosa che appare più notevole (ed indigesta) è che, per due anni, dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2014, lo stipendio dei dipendenti delle società pubbliche non potrà superare quello del 2011 e, ancora, sono sospesi i concorsi per l’accesso alla prima fascia dirigenziale, almeno sino al 31 dicembre 2015. Ancora, sempre per gli statali, non potranno monetizzare le ferie, i permessi e i riposi  non goduti e la disposizione si applica anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro per mobilità, dimissioni e pensionamento. La violazione di queste disposizioni fa scattare automaticamente un’azione disciplinare ed amministrativa per il dirigente responsabile, oltre al recupero delle somme indebitamente erogate. Infine, sempre come proposta, gli uffici pubblici resteranno chiusi nella settimana di Ferragosto e in quella tra Natale e Capodanno e gli statali saranno messi obbligatoriamente in ferie.

Naturalmente vi sono anche molti altri tagli per le Province, la polizia, le Scuole e le Università, ecc. ed è ormai evidente che il governo voglia procedere per decreto e non per disegno di legge, con il premier che tiene ferma l’intenzione di informare le parti sociali e i partiti, ma senza andare nei dettagli e, così come è stato per la riforma sulle pensioni, mettere tutti davanti alle inevitabili decisioni.

I segretari dei partiti, Bersani, Alfano e Casini, pur non avendo ancora ricevuto alcuna convocazione, si dicono tuttavia convinti che, nei prossimi giorni, ci saranno separati colloqui con Monti. Dal suo canto, Il Pdl è convinto che i futuri tagli colpiranno in misura maggiore i partiti di sinistra. Il malumore di Bersani, comunque, è palese, considerando le misure del governo sugli statali e sulle Regioni.

Come il fisico Peter Higgs, che ieri, all’annuncio della cosiddetta ‘particella di Dio’, ossia il bosone che porta il suo nome e lui aveva intuito 48 anni fa, dopo queste note gli statali sono in lacrime, anche se di ben altra natura. E così come è giallo sulla fuga di video al Cern  di Ginevra, per un guasto tecnico,  a poche ore dall’annuncio più atteso della fisica contemporanea, perché è accaduto che qualcuno ha modificato il titolo, senza sapere che questa operazione avrebbe reso il video pubblicamente accessibile ed introvabile in archivio; così ora ci si chiede se la bozza del governo potrà essere più chiara ed esplicitata, in modo che ognuno possa leggerla e le parti politiche e sociali emendarla.

Ieri, a Ginevra,  i ricercatori di tutto il mondo erano in coda già dalle prime ore della mattina, con un anticipo di tre ore, per assicurarsi un posto nel seminario affollatissimo. Prima dell’inizio dei lavori un enorme applauso ha accolto l’ingresso del fisico teorico Peter Higgs, che nel 1964 aveva previsto l’esistenza del bosone che dà la massa ad ogni cosa. Un applauso interminabile ha travolto la sala quando la presentazione  di sei minuti è  terminata e i dati sono stati messi sotto gli occhi di tutti. Io spero che alla fine di queste estenuanti giornate, quando la bozza del governo sarà completata e spiegata, ad applaudire, almeno, sia la più parte degli italiani.

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