Spagna, Rajoy vara piano anticrisi: superstangata Iva

LaPresse13-06-2012PoliticaMadrid, appello del premier Rajoy al ParlamentoSpain's Prime Minister Mariano Rajoy attends a control session at the Spanish Parliament, in Madrid, Wednesday, June 13, 2012. The interest rate Spain would have to pay to raise money on the world's bond markets continued to rise Wednesday amid worries that a planned bank bailout might not be enough to save the country from needing an overall financial rescue.

La stangata sull’Iva in Spagna sarà decisamente piú pesante del previsto: esclusi i prodotti alimentari di base, gli alberghi e i trasporti, l’imposta sul valore aggiunto passerà dal primo settembre dall’8 al 21%, con un aumento di ben 13 punti. Mentre continua a salire la protesta degli statali (con l’annuncio di uno sciopero del settore a settembre) dopo la soppressione della tredicesima nel 2012, il governo di Mariano Rajoy, alle prese con una crisi piú profonda del previsto, ha varato oggi, alla presenza di re Juan Carlos, la serie di durissime misure anticrisi prospettate nei giorni scorsi.

Andare dal parrucchiere, fare quattro salti in discoteca, assistere ad un concerto o vedere un film al cinema sono alcune tra le attività piú colpite dall’aumento dell’Iva. Lo ha annunciato oggi la vice di Rajoy, Soraya S enz de Santamar¡a, nrlla conferenza stampa convocata dopo il Consiglio dei Ministri Oltre all’eliminazione della tredicesima per gli statali, viene confermato il taglio di 600 milioni ai bilanci ministeriali e la riduzione dei sussidi di disoccupazione per risparmiare 65 miliardi da qui al 2014. E non è finito: ci saranno "altre riforme strutturali", ha ammesso Santamaria.

Dopo i primi 27 miliardi di tagli a marzo, le nuove misure arrivano sulla scia delle proteste dei minatori, che questa settimana hanno ‘invaso’ la capitale. "Misure dolorose, ma necessarie", le ha definite la vicepresidente del governo, ricordando "che non erano nel nostro programma elettorale, ma sono l’unica modo di portare avanti il Paese". Misure ‘inevitabili secondo Luis De Guindos, il ministro dell’Economia, perch‚ "la Spagna sta attraversando il momento pi£ drammatico nella sua storia recente", come ha ricordato anche Santamar¡a.

L’Iva passa dal 18% al 21% e dall’8% al 10% per i tassi ridotti. Trasporti, turismo e alimentari di base subiscono aumenti contenuti, ma tutti gli altri prodotti tassato all’8% (centri estetici, discoteche, teatri, concerti e servizi funerari, tra gli altri) subiscono un aumento di ben 13 punti percentuali.

Tra i pi£ colpiti dalla stangata ci sono i quasi tre milioni di dipendenti pubblici. L’eliminazione della tredicesima si traduce in una diminuzione tra il 5 e il 7% del reddito. Un taglio che si aggiunge a quelli del precedente governo socialista per non parlare dell’aumento delle ore lavorative settimanali e la riduzione (da sei a tre) dei giorni liberi disponibili. Colpirà invece i 5 milioni di senza lavoro, tra cui molti giovani, il taglio al sussidio di disoccupazione, che passerà, dal settimo mese, dal 60 al 50% del salario percepito in un Paese con il salario minimo è congelato a 641 euro mensili. Misura sgradita e accompagnata, per giunta, da un polemico "vaffa…" scappato ad una deputata della maggioranza mentre veniva annunciata nel Congresso. Ma, secondo il Re Juan Carlos, la società spagnola è "matura" e "sa rispondere con responsabilità, solidarietà, e spirito di sacrificio quando le circostanze lo esigono". Un’ analisi non condivisa, di certo, dalle migliaia di dipendenti pubblici che tra ieri sera e questa mattina si sono riversati per le strade, bloccando per più di un’ora il centro di Madrid e facendo ‘traboccare’ l’unica manifestazione autorizzata, a Puerta del Sol. Fuori controllo insomma anche per i sindacati, tanto che nel pomeriggio di oggi quello con la maggior presenza tra i lavoratori pubblici (CSI-F) si è affrettato a convocare uno sciopero del settore per il mese di settembre.

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