Spagna esclude rischio default, ma non gli economisti

La Spagna brucia e non solo per gli incendi che da ieri seminano morte e distruzione nel Nordest del Paese. Col differenziale bonos-bund alle stelle e la Borsa che e’ riuscita a recuperare a -1,1% solo dopo la decisione di sospendere le operazioni di short selling, l’incubo default si materializza ogni ora di piú. Il governo, per bocca del ministro dell’Economia Luis De Guindos, esclude l’eventualità di un salvataggio integrale, attribuendo le convulsioni sul debito spagnolo ai "comportamenti irrazionali" dei mercati. Ma sono molti gli economisti a sostenere il contrario. Soprattutto dopo che l’approvazione da parte dell’Eurogruppo degli aiuti al sistema bancario spagnolo fino a 100 miliardi di euro non ha dissipato le incertezze. Aggravate anzi dalla richiesta della Comunità di Valencia di ricorrere per 3,5 miliardi di euro al Fondo di liquidità per far fronte ai pagamenti in scadenza. Un bailout in piena regola. E anche altre regioni, come l’indebitatissima Murcia, starebbero a loro volta valutando un salvataggio. "La Spagna non ha bisogno di essere salvata perchè è un Paese solvibile e necessita solo di tempo e finanziamenti", ha assicurato oggi de Guindos al Congresso. In aula ha spiegato i dettagli del Memorandum d’intesa per il pagamento da parte della Ue della prima tranche di 30 miliardi di euro alle banche iberiche. Previste fusioni e liquidazione di casse di deposito insanabili. Ma troppo tardi, secondo molti analisti. La Spagna è già "in una situazione limite", secondo Kenneth Rogoff, ex economista capo del Fmi e docente di Harvard, che dalle pagine de El Pais considera "poco probabile che la Spagna si liberi da un salvataggio totale".

Oggi la Banca centrale ha confermato un aggravarsi della recessione nel secondo trimestre – dallo 0,3% allo 0,4% – con una crescita negativa dell’1% su base annua. La preoccupazione è che, in mancanza di una ripresa fino al 2014, non sarà possibile finanziarsi sui mercati. La scadenza di 27 miliardi del debito pubblico prevista per ottobre, secondo molti analisti, sarà per Madrid impossibile da affrontare se i bonos a 10 anni si mantengono sul 7%, una soglia di non ritorno. Secondo Alberto Matallan, di Inverseguos, la pericolosità della situazione è indicata dalla comparazione fra il rendimento del bono a 2 anni e quello di riferimento a 10 anni: "E’ un segnale preoccupante che l’interesse del debito a breve superi quella di lungo termine, perchè significa che gli investitori prevedono che presto possa accadere qualcosa di grave", osserva.

La Spagna è ancora lontana dall’interesse del 10% raggiunto dai bond greci a 10 anni, dal 9% di quelli irlandesi e dall’8% di quelli portoghesi, che hanno segnato la bancarotta. Ma quanto potrà resistere cosí? "Non piú di tre mesi. L’unico margine esistente è la liquidità del Tesoro, 24 miliardi di euro rispetto ai 54 miliardi di tre mesi fa", replica Javier Flores, responsabile di studi finanziari di Asinver. L’analista avverte che se lo Stato dovrà affrontare il ‘rescate’ delle comunità autonome nei prossimi mesi sarà "matematicamente impossibile" far fronte al debito in scadenza, tenendo conto che il calendario di emissioni segnerà una pausa ad agosto.

Da settimane lo stesso governo Rajoy ripete che il bono a 10 anni con interesse superiore al 7% è insostenibile. "Abbiamo liquidità per soli tre mesi", ha confessato a La Vanguardia una fonte governativa che mantiene l’anonimato. Un modesto margine per passare "i maledetti cinquanta giorni" concessi dalla Corte costituzionale tedesca per decidere se ampliare le funzioni del nuovo Fondo di salvataggio europeo (Esm) perchè acquisti il debito degli Stati con problemi.

Le stesse banche spagnole starebbero vendendo parte del debito pubblico nazionale, per limitare il pericolo che gli audit di Fmi e Ue sui loro bilanci considerino eccessiva l’esposizione al rischio Paese. Domani intanto il ministro de Guindos volerà a Berlino per incontrare il suo omologo tedesco Wolfgang Schauble in un’offensiva diplomatica mossa da Madrid presso le cancellerie europee che peró finora non ha sortito gli effetti sperati.

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