#SOSVENEZUELA | Italiani ammazzati in un Paese alla deriva

I sequestri e le rapine sono ormai un’industria assai redditizia in un paese alla deriva. Le bande armate che vi si dedicano sono sempre meglio armate

“Non solo tanto dolore in seno alla nostra comunitá di Maracay, ma anche stupore e rabbia in Molise. La notizia del tentativo di sequestro del connazionale Elio Simonelli, conclusosi tragicamente, é stata accolta in Molise con indignazione”.

“L’uomo d’affari, proprietario di alcuni depositi della Nestlé nello Stato Aragua e di una fabbrica di cemento, infatti, era di origini molisane. Di Toro, provincia di Campobasso, ad essere precisi”. È quanto si legge su “La voce d’Italia”, quotidiano online diretto a Caracas da Mauro Bafile. L’articolo è rilanciato dalla agenzia Aise.

“Appena pochi mesi fa, altri due molisani, nonno e nipote, sono stati uccisi durante una rapina nel loro negozio di calzature. Oggi in Molise si chiedono perché le autoritá italiane tardano ad intervenire; a prendere provvedimenti a tutela degli italiani in Venezuela.

C’é anche chi ricorda che in passato, presso la nostra Ambasciata, si alternavano esperti antisequestro della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri.

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La morte di Simonelli, triste epilogo di un sequestro andato male, ripropone con forza il tema dell’insicurezza in Venezuela. I sequestri e le rapine sono ormai un’industria assai redditizia in un paese alla deriva. Le bande armate che vi si dedicano sono sempre meglio armate, sempre meglio organizzate e, purtroppo, anche sempre piú sanguinarie”.

Una prima ricostruzione

Ancora non si ha una versione ufficiale di quanto accaduto a Maracay. Le circostanze che hanno portato alla morte del connazionale sono ancora molto confuse. Stando ad alcune ricostruzioni, Simonelli, verso le ore 8 del mattino era in una carrozzeria di sua proprietá. Ad attenderlo pare ci fossero i malviventi che lo avrebbero spinto dentro un camion a bordo del quale si sarebbero poi dati alla fuga. Il fratello dell’imprenditore, nelle vicinanze, in un primo momento non ha pensato in un sequestro. Eppure aveva notato movimenti sospetti. Pare che la vittima fosse riuscita a chiamarlo con il cellulare mantenendolo acceso. Cosí il fratello avrebbe potuto ascoltare il dialogo concitato con i sequestratori.

La reazione, a questo punto, sarebbe stata immediata. Iniziava l’inseguimento del veicolo in cui del commando armato manteneva prigioniero il connazionale. Inutile, nell’affollata Avenida Fuerzas Aereas, ne perdeva ogni traccia. Allora contattava le autoritá. Queste riuscivano, anche con l’appoggio di un elicottero, a rintracciare i delinquenti e a raggiungerli. Inevitabile, a questo punto, lo scontro a fuoco. Nella confusione della sparatoria, Simonelli cercava di darsi alla fuga. Uno dei delinquenti cercava di evitarlo. Seguiva una colluttazione nel corso della quale il malvivente sparava a bruciapelo. Il connazionale era ferito all’addome e moriva poco dopo. Bisognerá comunque attendere la versione ufficiale, quelle delle autoritá di polizia. Il connazionale Elio Simonelli era molto conosciuto e apprezzato in seno alla nostra comunitá di Maracay, ancora sotto shoc dopo aver appreso la notizia”.