Smartphone, social, carte di credito: il paradosso della privacy – di Marco Chierici

Se c’è ancora qualcuno nel nostro malandato Paese che crede nell’esistenza della privacy, in qualcuna delle sue forme, vorrei confrontarmi con lui. Tutti i moduli che ognuno di noi ha firmato e continua a firmare per la privacy, sono una presa in giro colossale. La privacy non esiste affatto. I nostri conti correnti con relativi movimenti sono in balia della rete globale, quindi anche il nostro tenore di vita, i nostri redditi, le nostre spese. I movimenti della carta di credito lasciano ogni traccia, non solo degli importi, ma dei luoghi in cui abbiamo fatto acquisti, ovunque nel mondo e per tutta la vita. I telepass lasciano il percorso autostradale che percorriamo con orari e tempi di percorrenza. La moneta elettronica non è solo un vantaggio per le banche, ma è anche una potente macchina a raggi X che fotografa il nostro patrimonio economico, idem per le aziende.

I social network sono, anche con la nostra complicità talvolta inconsapevole o superficiale, una fotografia in tempo reale dei nostri gusti, delle idee politiche o religiose o sportive o sessuali. Questi ultimi almeno sono facoltativi, i social network intendo. Ma la cosa che più mi ha colpito è il controllo totale sui telefonini che tutti abbiamo in tasca come fossero protesi inorganiche.

Il telefonino è una vera protesi inorganica; è come se noi avessimo un microchip 24 ore o un arto con incorporato un registratore. Fateci caso quando in tv mostrano le indagini ad esempio per un omicidio. Possono mostrare perfino ai telegiornali i nostri sms di anni addietro, i dialoghi che abbiamo tenuto con amici, famigliari, colleghi. Con il telefono noi sveliamo al mondo tutti i nostri affari più intimi, le nostre idee politiche e religiose, i nostri business, le opinioni personalissime, le parole d’amore o di sesso, dichiarazioni affettuose od odiose, tutto, indistintamente.

Qualcuno può ancora sostenere che c’è una legge sulla privacy? Come è possibile che persone che non conosciamo possano sapere tutto di noi, proprio tutto? Come possiamo accettarlo? Perché nessuno si lamenta in modo ufficiale?

C’è solo un modo per uscire dal gregge, un modo che nessuno di noi, drogati da un progresso divenuto regresso, ha il coraggio di affrontare. Uscire dai social network, gettare il telefonino in un cassonetto, come si fa con le sigarette quando si decide di smetterla con il fumo, pagare il pedaggio autostradale in cash, non usare carta di credito, non avere un conto in banca, ma i soldi sotto al materasso. Queste semplici azioni potrebbero farci sentire più liberi, sentirci più persone e meno anime denudate in balia del primo giornalista che per una minima ragione può sbattere in pasto al pubblico la nostra vita più intima. Non mi piace questo lato della società. Sono anch’io finito nell’ingranaggio e volevo solo condividere questo mio disagio, talvolta causato da noi stessi, assetati di egocentrismo o di semplice stupidità.

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