Slot machine, gratta e vinci, bingo: il gioco terza industria d’Italia – di Franco Esposito

Row of slot machines on cruise ship

In Italia c’è anche un’industria che non conosce la crisi. Un’attività fiorente che se ne sbatte di tutto, manovra economica compresa. Fatturato legale 76,1 miliardi di euro, l’industria del gioco è la terza d’Italia. Siamo diventati dunque un Paese di giocatori. Peggio ancora, di scommettitori. In un nessun posto al mondo si gioca di più, spendiamo due volte e mezzo in più di quanto ogni famiglia media destina alla salute e alle tasse. L’Italia delle 400mila macchinette, una ogni 150 abitanti. Siamo un grande casinò mangiasoldi che svuota le tasche degli italiani. I giocatori felici
 di farsele svuotare, attratti e traditi dalla grande illusione: quella della puntata, della scommessa, che può cambiare la vita.

Ogni italiano spende mediamente 1.260 euro in video-giochi, slot machine, gratta e vinci, bingo. Sinonimo di miseria e disperazione, il gioco è andato alla testa degli italiani. Due milioni quelli a rischio: giocano più di tre volte alla settimana e per più di tre ore al giorno. I dipendenti censiti a rischio spendono almeno 600 euro ogni mese; i due terzi addirittura 1.200. Numeri pazzeschi, che fanno cadere le braccia. Cifre eccessive, verificate, accertate, certificate da un’indagine condotta da Libera Associazione contro le mafie. Il dossier di prossima pubblicazione è curato da uno
 scrupoloso giornalista, Daniele Poto. L’indagine è una lente d’ingrandimento sui 41 potenti clan malavitosi che gestiscono il “gioco delle mafie”. Il peggio del peggio: Casalesi, Santopaola,  Bidognetti, Lo Piccolo, Schiavone, Cava, Condello. Funzionano come una sorta di undicesimo concessionario occulto del Monopolio di Stato.

Indagini a tappeto portate a termine dalle forze di polizia in 22 città d’Italia, hanno consentito arresti e sequestri di persone e attività gestite direttamente dalla criminalità organizzata a Bologna, Catania, Firenze, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria. Rien ne va plus, la criminalità organizzata sa come fare il proprio gioco. Si è infiltrata dappertutto. Nelle società di gestione delle scommesse e nelle sale Bingo, che si prestano in qualità di autentiche “lavanderie” del gioco sporco. Imponenti proventi provengono anche dalla gestione degli apparecchi
 dei video-giochi, dalle bische clandestine e dal totonero. Una piaga di colossale dimensioni. Senza mettere poi nel conto il mondo obliquo del calcio-scommesse, che vale 25 miliardi sull’unghia. Cifre da capogiro, attività da sballo, un’industria di successo in quest’Italia altrimenti diventata miserabile.

Il gioco funziona, tira. La Lombardia, nei mesi di ottobre e novembre, ha fatturato 2 miliardi e 586 milioni, primato del settore in Italia. Un miliardo e 795mila euro la Campania, che si segnala
 come la regina delle corse clandestine dei cavalli. Un ippodromo a cielo aperto, funzionante 365 giorni l’anno, a fronte degli impianti ufficiali dell’ippica attualmente tutti chiusi. I cancelli sprangati, e pare non esista soluzione immediata in grado  di riaprire gli ippodromi. Corse clandestine con scommesse e sale gioco create ad arte per coprire attività d’usura a tassi capaci di scannare i cinghiali, non solo gli uomini. Un’attività, questa del gioco in Italia, che assicura il lavoro a 120mila addetti. E muove affari di 5.000 aziende grandi e piccole. Il racket delle  lotmachine,
 come pure le società criminali addette all’acquisto dei biglietti vincenti del Lotto, superenalotto e gratta e vinci. Funziona così: i biglietti vincenti vengono acquistati da normali giocatori vincitori con uno sovraprezzo dal 5 al 10 per cento. Possono così essere riciclati in acquisti di beni e attività commerciali. Un’invenzione recente e non sarà l’ultima, vedrete.

Una piaga italiana, il gioco. Un’autentica piovra, dovunque ti giri trovi macchinette e quant’altro, occasioni per una scommessa, la possibilità di farti sfilare soldi dalle tasche. A Roma sono in funzione 400mila macchinette, infernali aggeggi per il gioco d’azzardo, dispensatori di illusioni e produttori di norma di delusioni e disperazione. Pensate, 900 postazioni di gioco sono presenti in un solo quartiere di Roma, l’Appio. Numeri alla mano, in Italia i giocatori a rischio sono 1.720mila; più di 708mila gli adulti patologici, l’11% i patologici minorenni. Una piaga sociale, ma non
 è detto che questi dati inquietanti e drammatici siano destinati a provocare reazioni forti nelle nostre coscienze, quando saranno pubblicati. Come mai? L’industria del gioco mobilita il 4,1% del Pil nazionale.

NESSUN COMMENTO

Comments