Sisma Emilia, esperti l’avevano detto: capannoni giù come lego (VIDEO)

L'orologio del duomo distrutto tra le macerie a Mirandola, Modena, 29 maggio 2012. Clock of cathedral damaged by the earthquake in Mirandola, 29 May 2012. North Itay 19 May 2012. At least 13 people were killed by earthquake. ANSA / DANIEL DAL ZENNARO

Nel sisma di oggi che si e’ accanito sul Modenese, come in quello che il 20 maggio si era concentrato sulla provincia di Ferrara, a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane sono stati gli operai impegnati a lavorare sotto quei capannoni che costituiscono il polmone dell’economia emiliana, ma che sono venuti giu’ come costruzioni Lego difettose.

‘E’ naturale che la terra tremi ma non e’ naturale che crollino edifici. In altri paesi non succede’, ha detto il ministro del Lavoro Elsa Fornero. E il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli: ‘stiamo verificando le possibili cause dei crolli, per modulare comportamenti e dare indicazioni alla popolazione sulle cose che possono essere sicure e su quelle che invece possono essere meno sicure. Vorremmo attendere le verifiche dei tecnici per capire di quali capannoni e abitazioni civili si tratta. E’ fondamentale che la gente abbia indicazioni puntuali, non raccomandazioni che non hanno fondamento nelle cose avvenute’.

Sul perche’ di tanta fragilita’ cercheranno di dare una risposta due Procure, quelle appunto di Modena e Ferrara (per i crolli nel Ferrarese ci sono gia’ piu’ di 15 indagati), che hanno in programma perizie tecniche. Ma intanto, gia’ all’indomani del sisma di 10 giorni fa, gli esperti avevano dato il loro parere, in pratica prevedendo quello che poi e’ accaduto. Il quadro che avevano dato non e’ rassicurante: ‘Sicuramente qualcuno ha operato con leggerezza, facendo economia. Si e’ progettato in maniera non intelligente’, era stata l’opinione del presidente dell’associazione di Ingegneria sismica italiana, Agostino Marioni. Per Marioni i costruttori di prefabbricati ‘fanno a gara a chi appoggia le travi per due centimetri senza sostegno. Il buon senso, in una regione con rischio sismico, avrebbe consigliato altri provvedimenti. Provvedimenti che avrebbero avuto un costo superiore marginale. C’e’ stata un’esasperata tendenza al risparmio’.

Gian Michele Calvi, professore ordinario e direttore della Ume school Iuss Pavia e presidente della fondazione Eucentre, venerdi’ scorso a margine di un convegno sul ‘Recupero del costruito in zona sismica’, aveva in pratica previsto quello che e’ accaduto oggi: ‘le zone colpite non sono storicamente classificate come sismiche. Basterebbero pochi interventi – aveva detto – ma cosi’ come sono non resisterebbero a nessuna accelerazione. Un terremoto in pianura padana o in zone non classificate provochera’ sempre il crollo di strutture di questo tipo, compresi i supermercati. Quelli avvenuti non sono stati crolli legati a rotture di travi o pilastri. Ma sono strutture costruite come lego, una parte ha perso l’appoggio e sono cadute’.

L’ingegnere bolognese Guido Cacciari, con 20 anni di esperienza in zona sismica, oggi ha ribadito il concetto: ‘I capannoni in prefabbricato ante 2006 sono a rischio eccezionale di crollo alla minima scossa. Infatti, l’unica sollecitazione orizzontale per cui sono calcolati e’ il vento, a cui resistono per solo peso proprio. Proprio quel peso che e’ l’origine della sollecitazione sismica! I vincoli tra trave e pilastri sono cerniere!’.

Per porre rimedio l’ing.Cacciari propone di deliberare ‘la loro chiusura ma anche una procedura di emergenza per renderli agibili immediatamente (per non fermare totalmente l’economica locale): puntellamenti e tirantamenti; croci di s. Andrea e staffe d’acciaio per trasformare le cerniere in incastri. Nulla osta finale di uno strutturista iscritto all’ordine con una certa anzianita’ di servizi’.

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