Siria. Esercito spara sui civili: oltre 100 morti

Il 31 luglio 2010 verrà ricordato a lungo in Siria, come il giorno più sanguinoso dall’inizio delle proteste contro il regime del presidente Bashar el Assad, lo scorso 15 marzo.

Alla vigilia del Ramadan e in una delle città simbolo della rivolta, Hama, i carri armati dell’esercito sono entrati all’alba e hanno compiuto un "massacro", sparando contro la popolazione civile e uccidendo oltre 100 persone.

E’ stato un vero e proprio sterminio quello voluto dal regime di Bashar al Assad per reprimere le manifestazioni di protesta in tutto il Paese.

Un bilancio solo parziale questo perché la repressione non ha risparmiato altre città dove si contano almeno altri 30 morti, secondo le cifre non sempre collimanti fornite dai media internazionali.

L’agenzia ufficiale Sana, che ha addossato la responsabilità degli scontri "a gruppi armati", ha parlato solo della morte di due militari nell’incendio di posti di polizia.

I colpi dei carri armati hanno iniziato ad abbattersi su Hama, che si trova 210 chilometri a nord di Damasco, con un ritmo di quattro al minuto; i militari hanno preso a sparare con le mitragliatrici pesanti contro la gente, travolgendo le barricate erette dagli abitanti.

Decine i corpi, tra cui quelli di donne e bambini, abbandonati per le strade, e gli ospedali pieni di feriti, secondo quanto riferito da Abdel Rahmane, presidente dell’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Secondo una tattica tipica delle operazioni di repressione del regime, dall’alba erano state inoltre tagliate acqua ed elettricità nei quartieri centrali di Hama.

Sempre secondo quanto riportato dall’agenzia Sana, nella città c’é una resistenza di gruppi armati, con cecchini dai tetti, che hanno eretto barricate e rispondono con mitragliatrici e razzi rpg.

La città di Hama, sotto assedio dell’esercito da circa un mese e simbolo della rivolta che ha portato in piazza fino a 55 mila persone in tutto il paese, assieme a Daraa non è stata la sola al centro delle violenze. Ad Harasta, periferia di Damasco, almeno 42 persone sono rimaste ferite dal lancio di bombe riempite di chiodi da parte delle forze ultra lealiste della Quarta Divisione. A Deir Ezzor, est della Siria, 19 persone sono state uccise da cecchini piazzati sui tetti, con la maggior parte delle vittime colpite alla testa o al petto, secondo quanto denunciato dalla Lega siriana dei diritti dell’uomo.

L’agenzia Sana ha riferito di un colonnello e due militari uccisi da uomini armati in questa città, divenuta anch’essa uno dei principali centri della rivolta. Altri 6 morti si sono registrati a Harak (nel sud), ha detto il presidente dell’Organizzazione nazionale dei diritti dell’uomo, Ammar Qurabi, mentre una persona è rimasta uccisa a Bukamal (nell’est). Intanto forze dell’opposizione hanno denunciato l’arresto di Sheikh Nawaf Al Bashir, leader della tribù di Baqqara, la principale della provincia ribelle di Deir al Zor.

L’eco del massacro si è rapidamente propagato nel paese e nella serata di ieri a Deraa, altra città simbolo della rivolta nel sud del paese, centinaia di persone hanno protestato all’uscita dalla moschea principale ma le forze di sicurezza sono intervenute uccidendo altre tre persone, secondo alcuni attivisti.

E una dura condanna è arrivata dall’intera comunità internazionale. Come ha già fatto l’Italia con il suo ministro degli Esteri Franco Frattini, anche la Germania ha richiesto ieri sera una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla situazione in Siria: la richiesta è stata confermata dal portavoce tedesco Alexander Eberl.

Il presidente Usa Barack Obama ha espresso "orrore" per le violenze e ha chiesto alla comunità internazionale di isolare il presidente Assad.

Catherine Ashton, la rappresentante della Ue per la politica estera, si è detta "scioccata" per quanto accaduto e il presidente dell’Europarlamento ha chiesto che il regime, dopo l’ennesimo "massacro", si faccia da parte.

Il ministro degli Esteri britannico William Hague ha dichiarato che l’intervento militare in Siria "non è una possibilità remota".

Ma intanto, stamattina il presidente siriano, Bashar al Assad, si è voluto congratulare con l’esercito del Paese, definito "patriottico".

In occasione del 66esimo anniversario della sua fondazione, Assad ha inoltre definito l’esercito simbolo "dell’orgoglio nazionale".

"Saluto ciascun (soldato) e con lui mi congratulo in occasione del 66esimo anniversario della creazione dell’esercito arabo siriano (…) che difende i suoi diritti di fronte ai piani aggressivi che ci riguardano oggi e domani", ha affermato il presidente Assad durante un discorso.

NESSUN COMMENTO

Comments