Siria, eliminato Shawkat: era la mente della repressione

Una colonna portante nell’apparato repressivo in patria e una figura sospettata di essere coinvolta in operazioni coperte del regime all’estero, in particolare nel vicino Libano. Era questo Assef Shawkat, cognato del presidente siriano Bashar al Assad, ucciso oggi in un attentato a Damasco con altri membri della ‘cellula di crisi’ incaricata di guidare la repressione della rivolta in Siria.

Sposato con Bushra, sorella maggiore del presidente, Shawkat era gia’ stato dato per morto nel maggio scorso da una fantomatica organizzazione dell’opposizione, le Brigate degli Sahaba (‘amici del Profeta’, Maometto), che avevano affermato di averlo avvelenato insieme ad altri dirigenti del regime. Tra le altre vittime del complotto venivano citati il ministro della Difesa Daud Rajiha e il capo della ‘cellula di crisi’, Hassan Turkmani, uccisi invece con lui nell’attentato di oggi. Secondo la radio militare israeliana, Shawkat era uscito illeso da un altro attentato, nell’aprile dello scorso anno.

L’attuale incarico ufficiale di Shawkat era quella di vice ministro della Difesa. Ma indiscussa era la sua influenza sull’apparato di Intelligence militare, che aveva guidato in prima persona dal 2005 al 2009. In quella carica era stato nominato il 15 febbraio di sette anni fa, il giorno dopo l’attentato in cui a Beirut era stato ucciso con altre 22 persone l’ex primo ministro Rafiq Hariri, che si opponeva alla permanenza delle truppe siriane in Libano, poi ritiratesi proprio nel 2005. In un rapporto preliminare dell’Onu sull’uccisione di Hariri, Shawkat era stato citato come uno dei sospetti. E dal 2006 gli Usa avevano inserito il cognato di Assad nella ‘lista nera’ dei sospettati di terrorismo. Il generale Assefi Turkmani, anch’egli ucciso oggi, era stato ministro della Difesa dal 2004 al 2009 e attualmente era capo della ‘cellula di crisi’ incaricata di mettere fine alle proteste e all’insurrezione. Turkmani era sunnita, a differenza della famiglia Assad che e’ alawita.

Un’altra vittima dell’attentato odierno, Daud Rajiha, era il primo cristiano a ricoprire la carica di ministro della Difesa, tradizionalmente controllata dagli alawiti. Appartenente alla comunita’ greco-ortodossa e in buoni rapporti con la gerarchia ecclesiastica, Rajiha era ministro della Difesa dall’agosto dello scorso anno. I cristiani in Siria sono circa il 10 per cento della popolazione e hanno sempre goduto di buone relazioni con il regime degli Assad, che in quanto alawiti sono anch’essi membri di una minoranza, in un Paese in cui la maggioranza della popolazione e’ musulmana sunnita.

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