Siria, Assad attacca Erdogan: si crede sultano ottomano

‘Erdogan si crede il Sultano dell’impero ottomano’ e vuole ‘dominare la regione’. L’accusa al premier turco, diventato il suo grande nemico, e’ stata lanciata dal presidente siriano Bashar al Assad, il quale ha ribadito che non lascera’ il potere se non per un responso ‘delle urne’. Ma la situazione continua a deteriorarsi sul terreno, con una violenza dilagante e un’emergenza profughi difficile da gestire.

Le dichiarazioni di Assad, fatte in un’intervista alla televisione Russia Today, sono una ‘testimonianza di un regime completamente scollegato dalla realtà’, ha commentato il portavoce della Farnesina, Giuseppe Manzo. Mentre a Damasco, Aleppo e lungo i confini della Siria continuano i combattimenti tra ribelli e forze governative e nei pressi della capitale un’altra autobomba ha seminato la morte. Una vettura carica di esplosivo, ha riferito l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), e’ saltata in aria davanti al municipio della cittadina di Muadimiya, una decina di chilometri a sud-ovest della capitale, uccidendo quattro civili, tra cui una donna. La stessa fonte afferma che un attentatore suicida si e’ fatto saltare in aria ad un posto di blocco governativo vicino ad un altro sobborgo di Damasco, Ein Terme, provocando la morte e il ferimento di diversi soldati. A Doha continuano intanto le consultazioni tra le diverse anime dell’opposizione, incoraggiate dalla Lega Araba e dall’Occidente, per formare un governo di transizione che si opponga a quello di Assad, dopo che il Consiglio nazionale siriano (Cns), principale piattaforma degli oppositori all’estero, ha eletto il suo nuovo comitato esecutivo composto da 11 membri. Ma i Comitati locali di coordinamento (Lcc), importante rete di oppositori sul terreno, hanno annunciato di avere lasciato l’organizzazione affermando che essa e’ sotto ‘il controllo quasi totale dei Fratelli Musulmani’. L’Onu lancia da parte sua l’allarme per il crescente numero di profughi, all’interno e all’esterno del Paese. Sono 408.000 i rifugiati registrati nei Paesi confinanti dall’inizio della crisi, ma potrebbero diventare oltre 700.000 all’inizio del 2013. Mentre il numero delle persone colpite dal conflitto e bisognose di aiuti in Siria potrebbe salire dai 2,5 milioni attualmente stimati, ad oltre 4 milioni. Quasi ottomila rifugiati sono passati in Turchia solo nelle ultime 24 ore, in gran parte per sfuggire ai combattimenti per il controllo della citta’ di confine di Ras el Ein, nella provincia nord-orientale di Hasaka, che i ribelli affermano di avere conquistato. Dei 118 uccisi oggi in tutto il Paese, secondo un bilancio dell’Ondus, 21 – di cui 20 soldati governativi e un ribelle – si contano proprio in ques’area.

Ventotto, secondo la stessa ong, le persone morte nella provincia di Dayr az Zor, di cui 14, compreso un bambino, sotto un bombardamento ad Al Quriya. In un video diffuso in Rete si vedono corpi senza vita stesi sulla strada. Una ‘fonte ufficiale’ citata dalla televisione di Stato afferma invece che si tratta di una ‘notizia completamente falsa’. Israele ha intanto reagito ai colpi di mortaio caduti ieri nell’insediamento di Alloney ha-Bashan, sulle alture occupate del Golan, senza provocare vittime. ‘Consideriamo il regime di Damasco responsabile di quanto avviene lungo il confine’, ha avvertito il vicepremier Moshe Yaalon.

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