Siria, arriva Ramadan di guerra e sangue

Il Ramadan arriva stanotte (con la prima preghiera del nuovo giorno) in una Siria dilaniata da una guerra intestina e tutto lascia pensare che non sara’ un mese di preghiera e meditazione, ma drammaticamente segnato dalla guerra e dal sangue. Sembra ben difficile, infatti, che chi ha preso le armi – per attaccare o difendersi, a questo punto fa poca differenza – le accantoni per rispettare il mese sacro dell’islam, il cui nome deriva dalla radice ‘rdm’ che sta a significare ‘caldo rovente’, che in Siria va a pennello alla situazione reale.

Lo si capisce bene dalle parole scelte dal Consiglio nazionale siriano, l’alleanza piu’ forte degli antagonisti di Assad, secondo il quale ‘sara’ il mese di trionfo sui criminali e il compimento delle speranze di liberta’, giustizia e dignita’ del nostro popolo’. Facendo gli auguri al popolo siriano per il Ramadan, il Cns si dice sicuro che ormai il trionfo e’ ad un passo e che ‘le bande della tirannia e della corruzione’ siano ormai sulla strada della sconfitta definitiva. Ai siriani il Csn chiede comunque ancora uno sforzo, quello decisivo, affinche’ trovino la forza necessaria e ‘intensifichino la resistenza e l’opposizione contro i membri del regime e le sue milizie’.

Se il Ramadan e’ il mese non solo del digiuno, ma anche della riflessione e della ricerca del dialogo, rischia di restare deluso chi pensa che questo possa accadere in Siria. Come lo furono quelli che pensavano che, in Libia, lo scorso anno, per il Ramadan le armi cessassero di sparare e si placasse la mattanza. Il primo giorno del mese sacro, in Libia, coincise infatti con i feroci combattimenti per il controllo dello strategico porto petrolifero di Brega e, nei giorni successivi, gli aerei Nato continuarono a martellare le postazioni dei gheddafiani, portando la distruzione sin dentro la casa del Colonnello. Un mese importantissimo, forse il piu’ importante dell’islam, che solo nell’accezione generale dei non musulmani e’ quello del digiuno, perche’ per i credenti e’ molto altro ancora, dal momento che impone che ci si sottoponga, quotidianamente, ad un profondo processo di autocritica, all’illuminazione e alla purificazione dello spirito. Cose che, se rispettate, dovrebbero portare quasi naturalmente ad una tregua nei combattimenti, ma sulle quali forse, nella Siria dilaniata di questi mesi, non c’e’ troppo tempo da perdere.

In Siria, in queste settimane, l’autodisciplina cui il Ramadan dovrebbe portare e’ solo un vago concetto, e lo sanno bene gli operatori umanitari, che si preparano a fronteggiare una sicura emergenza nel mese in cui, nel resto del mondo arabo, si prega e si attua il messaggio solidale del Corano.

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