Sinai, Lotta a traffico essere umani

Dopo la conferma dell’UNHCR secondo cui i 611 profughi (molti dei quali eritrei) sono stati liberati dai predoni del Sinai senza riscatto*, il Gruppo EveryOne ha chiesto che i migranti già vittime dei predoni, che attualmente si trovano in un campo profughi in Israele, vengano tutelati nel loro diritto alla protezione internazionale. "È fondamentale", dicono i co-presidenti dell’organizzazione umanitaria, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "che, per evitare drammatiche deportazioni in patria dei richiedenti asilo, l’Alto Commissario per in Rifugiati Guterres, di concerto con il Rapporteur sul reinsediamento dei profughi nell’Unione Europea Tavares, si interessi personalmente della questione, esercitando la propria autorità sul Governo d’Israele, invitandolo al rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo e delle garanzie basilari per la salvaguardia della persona. E’ importante tuttavia che lo stato di Israele non sia lasciato solo di fronte al flusso di profughi subsahariani, che trova attualmente le frontiere dell’Ue quasi sigillate". 

Il Gruppo EveryOne ha appreso inoltre della morte violenta nelle prime ore di ieri, 16 novembre, del famigerato trafficante di esseri umani e organi Soliman Abdalah Necklawi, conosciuto come "Sultan". "Il trafficante" spiegano da EveryOne, "è stato ucciso, secondo le nostre informazioni, in uno scontro a fuoco con alcuni beduini di un’altra tribù, i quali intendevano liberare un gruppo di profughi eritrei. Prigionieri che sono stati effettivamente liberati e sono diretti verso Israele, notizia confermata dalla New Generation Foundation for Human Rights di Arish. Siamo a conoscenza" proseguono Malini, Pegoraro e Picciau, "di almeno altri 450 migranti sub-sahariani che non sono ancora stati rilasciati dalle bande beduine di trafficanti. 58 di questi ostaggi" raccontano, "si trovano in località Serah e sono nelle mani del predone Samih, la cui famiglia è dedita al traffico di esseri umani e organi. Ma il gruppo più numeroso di prigionieri" continuano gli attivisti, "si trova nelle mani del trafficante Abu Moussa e consta attualmente di 211 giovani eritrei. Proprio questa mattina, abbiamo trasmesso il numero di cellulare di un giovane prigioniero all’Alto Commissario per i Rifugiati e allo Special Rapporteur sul Traffico di Esseri Umani, nonché alle autorità egiziane, e ringraziamo l’Ambasciata d’Egitto presso la Santa Sede che ci ha contattati poco fa, garantendo il pieno interessamento del Governo egiziano alla vicenda". 

Attualmente vi è una forte componente delle tribù beduine che è intenzionata a collaborare con le autorità e le ONG per porre fine al traffico di profughi ed esseri umani nel Nord del Sinai. Nei prossimi giorni, una delegazione della Corte Penale Internazionale de l’Aja ( International Criminal Court – ICC), che ha accolto la denuncia presentata dalla rete di ONG contro il traffico di esseri umani nel Sinai (di cui fa parte il Gruppo EveryOne), incontrerà nel corso delle indagini sui crimini commessi dai trafficanti il difensore dei diritti umani Hamdy al-Azazy, direttore della New Generation Foundation for Human Rights e stretto collaboratore di EveryOne.

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