Siamo un popolo maturo per la democrazia? – di Leonardo Cecca

Ormai da un bel pezzo si parla di antipolitica come di un male assoluto e c’è un invito, quasi una supplica, a non considerare i partiti il regno del male e della corruzione. Non condivido il modi di fare di certi strilloni da baraccone che nelle piazze e sui media non lesinano insulti, neppure la strategia di coloro che per anni hanno incassato cospicui ed illeciti rimborsi elettorali (vedasi referendum) che ora rinnegano e meno ancora simpatizzo per chi ha strombazzato ai quattro venti di aver rinunciato ai rimborsi elettorali e poi, quatto quatto, incassa i finanziamenti ai gruppi consiliari dietro presentazione di rendiconti allegrotti a dimostrazione che i barattoli della marmellata sono sempre aperti.

Mi viene spontaneo chiedermi, allora, quale sia il male peggiore: la plateale forma di protesta oppure il triste spettacolo che quotidianamente ci viene proposto dalle istituzioni, dai partiti e dai politicanti tutti indaffarati ad escogitare sotterfugi per mantenere benefit e poltrone. Che la risposta sia da ricercarsi nel fatto che non siamo un popolo maturo per la democrazia? Sarebbe ben triste, ma spesso a far peccato ci si azzecca.

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