Serbia, presidente Nikolic giura: sì a Ue, ma con Kosovo

Il presidente eletto serbo, il conservatore Tomislav Nikolic, ha giurato oggi nel nuovo parlamento uscito dalle legislative del 6 maggio, ribadendo che la prospettiva europea della Serbia non puo’ in nessun modo comportare la rinuncia al Kosovo, ‘parte integrante del Paese’.

In un breve discorso ai 250 nuovi deputati subito dopo aver letto la formula di giuramento, Nikolic (60 anni) – un ex ultranazionalista ostile alla Ue convertitosi a posizioni piu’ moderate e tiepidamente favorevoli all’Europa – e’ tornato al tempo stesso a sottolineare il suo interesse per i rapporti con Mosca e ha indirettamente criticato la politica del suo predecessore Boris Tadic, presente in aula, responsabile a suo avviso della difficile situazione economica e sociale del Paese.

‘Auspico una Serbia integrata nell’Unione Europea, ma che non rinunci mai alla sua integrita’ territoriale, e al suo Kosovo’, ha detto Nikolic. Parlando con i giornalisti al termine della cerimonia in parlamento, Nikolic si e’ detto pronto a riprendere rapidamente i negoziati con Pristina, interrotti per via del processo elettorale in Serbia. ‘Io voglio una Serbia diversa, unita nella lotta per una vita migliore, un paese che abbia due porte, una verso est e l’altra verso ovest’, ha aggiunto il nuovo presidente con riferimento ai rapporti con la Russia, dove – seppur in veste non ufficiale – Nikolic si e’ recato lo scorso fine settimana, incontrando il leader del Cremlino Vladimir Putin e intervenendo al congresso del suo partito Russia Unita. Una visita peraltro, quella a Mosca, gia’ concordata prima della sua elezione alla presidenza.

Nikolic, dopo l’insediamento ufficiale previsto per l’11 giugno, effettuera’ la prima visita nella pienezza dei suoi poteri presidenziali il 14 giugno a Bruxelles per una prima presa di contatto con i vertici della Ue, dalla quale ha ottenuto in marzo lo status di paese candidato. Belgrado e’ ora in attesa di conoscere una data per l’avvio del negoziato di adesione.

Nel suo breve intervento in parlamento il neopresidente – che ha assunto da oggi il suo mandato di cinque anni – ha illustrato a tinte fosche la situazione della Serbia. ‘Il Paese e’ attraversato da una crisi generale, che si puo’ constatare nella vita quotidiana dei cittadini’, ha detto, indicando fra le cause ‘il modo errato di attuare le privatizzazioni, la corruzione diffusa, la criminalita’ organizzata’ mentre ‘i media sono stati posti sotto il controllo e la proprieta’ delle elite politiche’. Tutto cio’, ha osservato, ha provocato ‘un sentimento di generale insicurezza e mancanza di fiducia nella istituzioni’. Chiaro il riferimento in negativo al presidente Tadic e al governo guidato dal premier Mirko Cvetkovic, anch’egli presente oggi nell’aula parlamentare, unitamente a una serie di alte personalita’, al patriarca ortodosso Irinej, ai rappresentanti diplomatici dei principali Paesi, compreso l’ambasciatore d’Italia a Belgrado Armando Varricchio.

Fuori dal parlamento Nikolic e’ stato applaudito da alcune migliaia di suoi sostenitori e attivisti del suo Partito del progresso serbo (Sns), la formazione che ha vinto le legislative del 6 maggio ottenendo 73 deputati, rispetto ai 67 del partito democratico (Ds) di Tadic e ai 44 del Partito socialista (Sps) del ministro dell’interno Ivica Dacic.

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