Semplificazioni: slogan e concretezza – di Marco Zacchera

Parliamoci chiaro: l’Italia è un paese dove chiunque voglia cambiare qualcosa non ci riuscirà mai, perchè qualsiasi timido tentativo di riforma si scontra sempre con gli interessi di qualcuno che – protestando – cercherà di bloccare tutto. L’esempio è il governo Monti: nonostante una opposizione cloroformizzata, i media tutti allineati e coperti, un piano di liberalizzazioni tanto (ma tanto!) debole già il poco proposto – ammesso che serva veramente a qualcosa – rischia di impantanarsi tra camion, taxisti e farmacie.

In attesa delle riforme “vere” e che magari servirebbero ben di più (banche, finanza, concorrenza, grandi società, monopoli, assicurazioni…) viene ora messa in piazza la “semplificazione” di alcune norme burocratiche come una grande riforma che però mi sembra davvero un prendersi in giro. Ma quale semplificazioni?! Non sarà per un certificato (che si chiede “una tantum”) che già oggi è on line o si può avere in posta oppure eliminando il libretto scolastico all’università che migliora la burocrazia: semplificare sul serio è un’altra cosa.

Da due anni e rotti faccio il sindaco e la cosa più avvilente, deprimente e che fa veramente incavolare è vedere fermarsi tutto in una babele di grovigli di norme che non servono a nulla se non a far perdere tempo, moltiplicare costi e dare coperture formali dove – alla fine – non c’è mai chi si prende una responsabilità. Chiediamoci perchè un investimento pubblico costi così tanto di più di uno privato e la risposta è che il “pubblico” ha una routine infinita di verifiche e controlli dove forse chi vuole rubare ci riesce lo stesso, ma sicuramente i 99 che non vogliono farlo ne restano mortificati, con i cittadini che se la prendono con l’amministrazione e non hanno la minima idea del caos che ci sta dietro.

Partiamo da un progetto che avrà per legge un suo un suo livello di fattibilità, poi di preventivo, poi di progetto definitivo e infine di progetto esecutivo: ogni volta costi e tempi buttati per quattro passaggi quando nella vostra azienda decidete e partite – se ne avete i soldi – e concludete.
 

A  proposito: ma se un privato deve fare qualcosa dove saranno gli intoppi se non nei controlli a volte imbecilli che gli ritarderanno le opere? Ma è logico che nel mio albergo i frigoriferi debbano aver esposte le temperature giornaliere per le verifiche? Qualcuno userebbe cibi avariati se gli si pianta il frigor? Oppure che per aprire un bar, una attività, un ufficio ci vogliano così astruse norme urbanistiche, igieniche, edilizie ecc.ecc. ?
 

E se volete metter su un’ aziendina quanto costano gli impianti, le misure antifortunistiche, gli allacciamenti a norma, le piastrelle fino a due metri, ecc.ecc. Attenzione: le norme saranno formalmente pure giuste, ma vanno applicate con logica, progressione, soprattutto parametrate a quello che effettivamente si fa, ma purtroppo non è così.

Siamo d’accordo che è quasi impossibile che un imprenditore serio, onesto, volonteroso sia in regola ad una qualsiasi verifica non per sua “volontà” di evadere ma per l’infinito numero di norme cui deve dar conto? Si passa da una colpevole ignavia e assenza di controlli verso laboratori-lager “in nero” dove si lavora in condizioni di schiavitù (che mai saltano fuori) e si fanno invece le pulci a suon di multe distruttive a chi sostanzialmente è a posto ma – colpevole! – ha una virgola non in ordine.
 

Se Monti vuole essere davvero credibile smantelli almeno un po’ la catastrofica impalcatura incrociata creata da ASL, ARPA, INAIL, INPS, Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate e del territorio, uffici del lavoro (che alla fine non servono a far assumere nessuno ma costano una enormità) ecc.ecc. che alla fine non producono sicurezza e certezze, ma solo una infinità di costi in più e tempi buttati via e alla fine crea meno lavoro per tutti salvo i funzionari assunti che – a 36 ore la settimana – non muoiono certo di lavoro.
 

Questo avviene per il  privato, ma nel pubblico è peggio: nessun dirigente, funzionario, impiegato oserà portare avanti una pratica se non c’è il bollo e il controbollo, dover in un incredibile gioco dell’oca fai regolarmente due passi avanti ed uno indietro e se nell’incertezza cerchi di interpretare una norma c’è scritto tutto e l’esatto contrario, spesso dimenticando il buonsenso .

Sto osservando con il mal di fegato il lento proseguire dei lavori pubblici del mio comune e a volte sono sgomento. La scorsa settimana all’ennesima richiesta di documentazione (inutile) di un progetto ci siamo arresi: “ Va bene, allora vi mandiamo via mail tutte le tavole..” Risposta: “ No, no: noi vogliamo tutto in cartaceo!” In cartaceo!? Nel 2012 ??  Centinaia di tavole a colori riprodotte assolutamente per nulla nel senso che con un “clik” quell’ufficio avrebbe potuto leggere tutto in una frazione di secondo, mentre ora solo per la stamperia ci vogliono giorni e migliaia di euro in fotocopie: chi paga, se non il comune, ovvero quello stesso “pubblico” che deve controllare sé stesso?! Ma è tutto così, altro che semplificazione: qui è l’apoteosi della burocrazia.

La differenza, nuda e cruda, la vediamo nell’impietoso confronto con la Svizzera che a pochi chilometri da Verbania incentiva sul serio l’imprenditoria e gli investitori offrendo benefit, terreni e certezze sui tempi e così le aziende chiudono in Italia e aprono di là, con la gente che si sposta per lavorare ma anche per dirigere, perchè a Lugano ti danno i permessi in pochi giorni e paghi la metà delle tasse italiane, qui dal  confine tutto costo di più e le aziende chiudono: provare per credere, ma un “modello Svizzera” non lo vuole nessun e se tu lo applicassi nel tuo comune – quanto lo vorrei! – davvero non potresti perchè le ganasce intorno ti stritolano comunque.

Ecco la delusione: neppure nell’emergenza si ha il coraggio di mollare la zavorra e così andiamo tutti a fondo.

Ricordo un piccolo esempio illuminante. Un mio amico di Milano abitava in Namibia, sperduto in una fattoria vicino al deserto. Gli scadeva la patente e preoccupato si recò nella capitale alla ricerca di un oculista per il certificato perchè per guidare portava gli occhiali. Non lo trovò e rassegnato si presentò allo sportello dove ottenne il rinnovo in pochi minuti. Sorpreso abbozzò "Ma non ho prodotto il certificato!”. L’impiegato lo guardò e risposte “Scusi, ma lei sarebbe così cretino da guidare senza occhiali, se non ci vede?”. Per la cronaca: una volta la Namibia era una colonia tedesca.

 *già deputato PdL, sindaco di Verbania

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