Se Matteo Renzi ama veramente l’Italia formi un suo partito – di Giampiero Pallotta

Se Matteo Renzi vuole entrare nella storia d’Italia dovrebbe ricordare che, nel 1959, Willy Brandt lasciò la sinistra tedesca per fondare il partito socialdemocratico tedesco e poco dopo diventò cancelliere dell’allora Repubblica Federale Tedesca con capitale Bonn. Per non vanificare l’ottimo risultato che ha ottenuto alle primarie, Renzi deve staccarsi dal Pd strapieno di personaggi ancora “maleodoranti” di Pci (Partito Comunista Italiano) e dalle stesse facce di cinquant’anni fa e, finalmente, fondare un partito socialdemocratico italiano, così in Italia ci sarebbe un vero centrosinistra progressista.

Renzi e’ giovane ma la storia l’ha studiata. Sa che dopo il 1945 non e’ stata la resistenza a permettere all’Italia di raggiungere il famoso miracolo economico del ’60. Mentre il Partito Comunista Italiano, di cui Giorgio Napolitano era un esponente di primo piano, era la Quinta Colonna in Europa dell’Unione Sovietica e tentava costantemente di statalizzare l’Italia, per fortuna la componente liberale italiana, che e’ sempre stata maggioritaria come lo e’ anche oggi, ha avuto il sopravvento e l’Italia, per l’iniziativa privata dei cittadini dediti al lavoro, raggiunse la piena occupazione diventando la settima nazione piu’ industrializzata del mondo.

C’e’ da augurarsi che Renzi non compia l’errore d’illudersi di poter modificare la struttura del Pd che e’ ancora la stessa del Pci, come le primarie hanno ampiamente dimostrato. Dovrebbe avere capito che gli unici veri progressisti sono i liberali italiani, i quali davvero vogliono modificare le strutture statali italiane, le più retrograde d’Europa. Renzi sappia che se l’Italia sarà governata da Bersani, Vendola e Di Pietro, cioè dalla sinistra stalinista, poco o niente resterà del popolo italiano libero e creativo come noi tutti conosciamo e come vorremmo che continuasse che sia. Il sindaco di Firenze ha un ampio serbatoio di voti a cui può attingere. Le scelte coraggiose le fanno gli statisti e tali sono coloro che il più delle volte non vincono le elezioni al primo tentativo, ma seminano per il futuro. Senza la loro testimonianza, non c’è esempio da seguire per sognare il vero cambiamento.

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