Se l’onesto diventa eroe – di Roberto Pepe

Un calciatore non si fa corrompere, giocando onestamente la propria partita. Lo Stato lo premia elevandolo agli onori della cronaca come un Eroe nazionale. Questa è la decisione di uno Stato farsa, uno Stato quacquaracquà, uno Stato che non merita tale appellativo. 

La questione è molto sottile, ma paradossalmente indica il valore che ognuno dei cittadini ha di se stesso, cioè il grado di appartenenza all’assetto sociale di una comunità. Additare una persona integerrima che fa normalmente  il proprio mestiere onestamente, come eroe, è prendere atto che la normalità vissuta dai restanti cittadini è quella di una massa di truffaldini, delinquenti, mafiosi… Premiare pubblicamente un onesto che fa il proprio dovere è la presa d’atto che chi governa od amministra non riesce a garantire uno standard sufficientemente adeguato di Stato di Diritto.

Di contro, un altro giovane, militare (o poliziotto) muore in uno scontro a fuoco con terroristi (o delinquenti). Lo Stato lo premia con la medaglia d’oro al valore militare (o civile). Il conferire la medaglia solo al deceduto in battaglia o durante una lotta alla criminalità vale soltanto come riconoscimento pubblico postumo alla famiglia della vittima: com’era bravo! Tali riconoscimenti valgono essenzialmente se attribuiti ai vivi ed uno Stato serio deve saper riconoscere, scindere e valorizzare gli atti veramente eroici! Non deve essere solo un atto automatico di commiserazione alla memoria per accontentare la coscienza pubblica per l’azione armata intrapresa.

Tra questi due tipi di eroicità vi è tutta una scala di valori che solo una Stato a pieno titolo riesce a gestire in modo appropriato e, se questi sono i fatti, la nostra è una comunità priva di pura dignità razionale e piena di falsi valori epidermici.

 

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