Se fra destra e sinistra a vincere è sempre Beppe Grillo – di Giampiero Pallotta

MILANO 04/05/2011 - BEPPE GRILLO PRESENTA LA LISTA MOVIMENTO A 5 STELLE - NELLA FOTO BEPPE GRILLO PH.: PIER MARCO TACCA/INFOPHOTO

 

Diciamolo senza ipocrisia come stanno le cose. Nelle ultime elezione amministrative gli elettori moderati hanno brutalmente bocciato il Pdl e la Lega che attualmente non sono piu’ credibili come classe di governo. E’ evidente che sono scontenti dei rimedi varati dal governo tecnico Monti, e quindi considerano negativamente l’appoggio dato ad esso dal Pdl. Ma il Pd e il centrosinistra non intercettano i voti in uscita da Pdl e Lega, che finiscono in gran parte nell’astensionismo e in minor parte nel movimento Cinque stelle di Grillo. Questo avviene perche’ tra gli elettori del Pdl e quelli del Pd, c’e’ una differenza abissale della cultura di concepire la politica. Il comportamento dei sostenitori del Pd privilegia il fanatismo alla razionalità. Il Pd e’ un partito virtuale per non avere dirigenti e neppure un programma, quanto a scandali e malversazioni non e’ secondo a nessun altro partito.  Se dovesse vincere le elezioni da solo (cosa impossibile), non avrebbe personalità valide per gestire dignitosamente i vari ministeri. Nonostante tutto questo – che quantomeno farebbe restare perplesso, come minimo, qualsiasi elettore normale – i suoi sostenitori, imperterriti, ad ogni elezione si precipitano a votare e (secondo loro) stravincono, ma volutamente dimenticano che il 50% degli elettori si sono astenuti. La loro non e’ una vittoria perche’ il forte astensionismo ha falsato il voto.

 

Il voto di Parma e’ stato emblematico. Il grillino Pizzarotti  ha vinto per i voti ricevuti dagli elettori del centrodestra che si rifiutano di arrendersi al centrosinistra e restano in attesa di una nuova offerta politica. Per ora, meglio Grillo della sinistra. Per questo, in vista del 2013, Bersani e suoi alleati hanno poco da stare allegri. La vittoria “senza se e senza ma” (come ha sentenziato Bersani) di oggi somiglia troppo a quella di Pirro. Bersani annuncia di aver vinto pur senza “guadagnare voti” e subendo “cocenti sconfitte” nelle sfide principali che lo vedevano opposto ai suoi “alleati”. Chi si accontenta gode. Invece gli elettori del Pdl sono costituiti per lo piu’ da persone che si potrebbero definire moderate ed oggi sono piuttosto incazzate, ma non sono in rotta. Pazienti rimangono pronti a riaggregarsi intorno a una nuova e più congeniale offerta politica. Se la nuova offerta li convincerà il centrosinistra dovrà rassegnarsi ad incamerare un’altra batosta, ed anche questa volta “la gioiosa macchina da guerra” verrà ridotta a ferro vecchio.

C’e’ un dato di fatto su cui tutti i politici di qualsiasi parte debbono riflettere. I moderati o non vanno a votare, o votano spesso per persone che non sono ufficialmente ricollegabili ai vecchi partiti, vorrà questo ben dire qualcosa. La crisi non e’ soltanto politica ma profondamente culturale, e per uscirne occorre una vera svolta rivoluzionaria per convincere l’elettorato moderato. Il Pd dimenticata la figuraccia della coalizione prodiana, finita prima d’iniziare e per le continue risse interne, si sta preparando per un’altra ammucchiata riorganizzando la solita “armata Brancaleone”. Dai risultati delle ultime elezioni amministrative emerge con tutta evidenza la nettissima sconfitta dello schieramento di centrodestra specificatamente del Pdl e della Lega. Tutto sembra configurare la fine di un ciclo politico che coinvolge anche il centro moderato dell’Udc di Casini. Se Alfano/Berlusconi non sapranno proporre un nuovo soggetto politico, che rivoluzioni la cultura di far politica, alle prossime elezioni vedremo sfidarsi da una parte “l’armata Brancaleone” della sinistra, dall’altra i partiti “populisti” antipartiti e antisistema come quello di Beppe Grillo. In mezzo un grande buco nero costituito dal 40/50% dell’astensione di quella che e’ sempre stata l’area moderata del centrodestra. Un vuoto che ricorda molto da vicino quello lasciato dal collasso dei partiti di vent’anni fa, all’epoca del crollo della prima Repubblica causata da Tangentopoli. Nel 1994 a contendersi il governo del Paese erano la sinistra progressista e la destra antisistema, il vuoto fu colmato dalla discesa in campo di Berlusconi, leader di Forza Italia. Il successo a Parma dei grillini e’ notevole, ma e’ locale, un’elezione politica e’ tutta un’altra cosa. Nel 2013 sarà più difficile intercettare il malcontento per la politica tradizionale. Oggi come oggi il Pdl e’ all’ultima spiaggia, ma ha ancora molte chance di riuscire ad intercettare la forte domanda dei moderati che sono maggioranza nel Paese. Cosa capiterà di qui a un anno e’ oggi impossibile dirlo. Con la Lega quasi sparita, il Pdl ai minimi termini, l’Udc traballante, “l’armata Brancaleone” all’orizzonte e Grillo che avanza. Tutti promettono rivoluzioni, ma fino ad ora l’unica rivoluzione l’hanno fatta gli elettori moderati con la loro astensione.

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