Se anche Schettino gioca allo scaricabarile – di Leonardo Cecca

In questi giorni monta la polemica sul fatto se Schettino, l’ex comandante della Concordia, avesse intenzione di "tagliare la corda" o meno. Non mi addentro nei filosofici pensieri, ma resto terra terra, alle 32 persone morte causa un’errata manovra di una nave lunga oltre 290 metri, larga oltre 35 ed in grado di trasportare oltre all’equipaggio circa 3800 persone.

Tutti abbiamo visto i filmati relativi ai soccorsi ed ascoltato gli inviti del Comandante della Capitaneria di Porto, De Falco, rivolti a Schettino, che per qualche motivo non era a bordo della nave come si addice al codice marinaresco. Quello che sorprende in questa incresciosa vicenda è che in tribunale sia l’ex comandante sia i suoi legali abbiano puntato il dito sulle "manifeste" incapacità dell’equipaggio.

Ammesso, per pura assurdità, che costoro abbiano ragione, non si capisce per quale motivo Schettino abbia accettato il comando di una nave immensa, non un canotto, circondato da incapaci. Un persona saggia, onesta e, soprattutto, un comandante di nave al quale viene affidata la vita di migliaia di persone avrebbe dovuto rinunciare all’incarico e denunciare l’armatore che glielo offriva. Allora le cose sono due, o Schettino ha consapevolmente accettato di comandare un nave immensa con una ciurma di incapaci e, pertanto, ne deve subire in toto le conseguenze, oppure all’atto o prima dell’incidente non ha dato le giuste direttive e svolto i dovuti controlli.

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