Scuole italiane all’estero, Mussini (Misto) interroga Mogherini e Giannini

Riportiamo qui di seguito il testo dell’interrogazione della senatrice Mussini (ex M5S, ora iscritta al Gruppo Misto) e altri dieci, sulla disastrosa situazione delle scuole statali italiane all’estero.

Ai Ministri degli affari esteri e dell’istruzione, dell’università e della ricerca – Premesso che:

la rete delle istituzioni scolastiche all’estero costituisce una risorsa fondamentale per la promozione della lingua e della cultura italiana nonché del metodo di studio e di ricerca peculiare alla tradizione formativa del nostro Paese, affinché sia garantito ai figli dei connazionali all’estero, ma anche alle nuove forme di mobilità dei giovani, il mantenimento del legame con la cultura e il Paese d’origine;

da qualche anno a questa parte si assiste ad un’azione, a giudizio degli interroganti, estemporanea e scoordinata, di interventi legislativi di piccolo cabotaggio che hanno determinato una situazione ormai insostenibile, che sta causando una sorta di triste, lento e tuttavia inarrestabile declino della rete di istituzioni scolastiche, che rappresentano uno dei pilastri portanti della nostra politica culturale all’estero. Si viene, così, a mortificare la politica di promozione della nostra lingua e cultura all’estero, definita a più riprese da tutte le forze politiche, comprese quelle governative, un investimento strategico per la nostra economia;

il sottosegretario Giro il 29 gennaio 2014 ha sostenuto che "la lingua italiana è la quarta studiata al mondo e il trend non conosce diminuzioni a nessuna latitudine. Negli Stati Uniti l’iscrizione ai corsi d’italiano aumenta del 15-20% all’anno; in Egitto il numero degli studenti d’italiano nelle scuole superiori è passato da 20.000 a 100.000 negli ultimi tre anni";

alcune nostre prestigiose e storiche scuole statali all’estero sono costrette ad operare in continuo affanno, per via di una politica di tagli al personale che ne ha ridotto pesantemente gli organici;

tra scuole, corsi di lingua e lettorati, i posti soppressi sono ben 193 negli ultimi 2 anni. Per l’anno scolastico 2012-2013 il Ministero degli affari esteri ha previsto, ad esempio, la riduzione di 138 unità di personale, suddivise in 43 posti nelle scuole, 59 nei corsi di italiano e 36 lettori;

i numerosi corsi di lingua italiana soppressi lasciano i connazionali privi dei diritti previsti dalla legge n. 153 del 1971, che prevede l’invio presso scuole internazionali, parificate o bilingue di personale scolastico qualificato, che vengono disattesi con grave danno per l’immagine del nostro Paese all’estero;

gli investimenti in cultura producono ritorni, anche economici, di gran lunga superiori rispetto alle spese sostenute, come dimostrano le politiche adottate da altri Paesi, come la Francia e la Gran Bretagna, ma anche la Germania, la Turchia, l’India, che ampliano sempre di più la propria rete di istituzioni scolastiche nel mondo. Secondo uno studio Eurostat, che comparava la spesa pubblica in Europa nel 2011, quindi antecedentemente agli interventi per la spending review, l’Italia spendeva per la cultura appena l’1,1 per cento del Pil, contro una media europea del 2,2 per cento (1,8 per cento per la Germania, 2,5 per cento per la Francia). Anche riguardo alla scuola, la situazione non è migliore: gli investimenti italiani sono dell’8,5 per cento a fronte del 10,9 per cento della media della UE;

considerato che:

la legge n. 153 del 1971, recante "Iniziative scolastiche di assistenza scolastica e di formazione e perfezionamento professionali da attuare all’estero a favore dei lavoratori italiani e loro congiunti", all’art. 1 stabilisce che "il Ministero degli affari esteri promuove ed attua all’estero iniziative scolastiche, nonché attività di assistenza scolastica e di formazione e perfezionamento professionali, a favore dei lavoratori italiani e loro congiunti emigrati";

la legge n. 297 del 1994 all’art. 639 prevedeva che il contingente scolastico all’estero fosse di 1.400 unità, ma tale cifra anche in passato non è mai stata raggiunta;

il decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012 (modificando la n. 297 del 1994), con l’articolo 14, comma 11, lettera b), ha ridotto la consistenza numerica del contingente che sarebbe dovuta avvenire gradualmente entro il 2017 ("il contingente è stabilito entro il limite massimo di 624 unità");

al comma 12 stabiliva che "A decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto-legge e fino al raggiungimento del limite previsto dal comma 11, lettera b), non possono essere disposte nuove selezioni per il personale da destinare all’estero ai sensi dell’articolo 639 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, né possono essere rinnovati i relativi comandi o fuori ruolo"; non potevano, quindi, essere più sostituiti i docenti che rientravano in territorio metropolitano per fine mandato;

il combinato disposto della prevista riduzione del personale e del divieto di inviare all’estero docenti in sostituzione di quelli a fine mandato, ha innescato un meccanismo, a giudizio degli interroganti perverso, che porterà inevitabilmente alla chiusura o alla privatizzazione delle nostre scuole e di tutte le iniziative scolastiche, con grave nocumento alla nostra politica culturale all’estero, all’interno della quale le scuole e i corsi e i lettorati rappresentano un pilastro fondamentale;

considerato inoltre che:

il contingente scolastico previsto per l’anno scolastico 2013/2014, è stabilito in 800 posti di personale docente e ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) e 32 posti di dirigenti scolastici, per un totale di 832 unità di personale in servizio all’estero. Questo contingente ha trovato opportuna copertura finanziaria nel decreto interministeriale n. 3515/4017 (Ministeri degli esteri, dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dell’economia e delle finanze), che ha stanziato 60 milioni di euro per le spese di detto personale;

attualmente il personale scolastico di ruolo in servizio all’estero è di 651 unità con un risparmio rispetto allo stanziamento suddetto di circa 10 milioni di euro sul capitolo 2503;

dai dati resi noti dal Ministero degli affari esteri, risultano vacanti, per l’anno scolastico 2013/2014, e solo in parte coperti da personale supplente, le seguenti cattedre per un totale di 125 posti: scuole statali, 47 posti; scuole straniere, 25 posti; scuole paritarie, 4 posti; corsi ex lege n. 153 del 1971 livello primario, 42 posti; livello medio, 25 posti; direttore dei servizi generali e amministrativi ufficio scuola consolare, un posto; assistente amministrativo, un posto; lettorati, 4 posti;

dalla lettura dei dati appena citati si può evincere la fragilità della prospettiva del Ministero, che procede a tagliare la spesa senza un programma coerente sulle istituzioni scolastiche all’estero e confligge, così, con le esigenze di promozione della cultura, tante volte sbandierata dai suoi rappresentanti, e con la salvaguardia della qualità dei servizi, anche a fronte di riduzioni di spesa;

analoga considerazione è stata espressa dal Parlamento, che su impulso dell’allora vice ministro Archi, seppur in presenza dei tagli previsti dalla spending review, ha sentito la necessità di approvare l’articolo 9 del decreto-legge n. 101 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2013, che sblocca le nomine dei docenti dall’Italia presso le nostre realtà scolastiche all’estero, stabilendo che: «12-bis. A decorrere dall’anno scolastico 2013/2014, per specifiche ed insopprimibili esigenze didattiche o amministrative, che non trovino gradatamente idonea soluzione attraverso il ricorso al personale a contratto reclutato in loco di cui all’articolo 653 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, o con le operazioni di mobilità del personale scolastico a tempo indeterminato già collocato fuori ruolo all’estero, in deroga al comma 12, può essere conservato, ad invarianza di spesa, un limitato numero di posti vacanti e disponibili nel contingente di cui all’articolo 639 del medesimo decreto legislativo, sui quali possono essere assegnate unità di personale, da individuare tra coloro utilmente collocati nella graduatorie previste dall’articolo 640 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, riformulate sulla base di prove selettive antecedenti al 6 luglio 2012»;

pur in presenza di un quadro normativo che consente oggi di nominare e di inviare all’estero personale docente per garantire il funzionamento delle nostre scuole e la permanenza dei corsi di lingua italiana all’estero in alcune realtà strategiche, il Ministero degli affari esteri ha disatteso quasi del tutto lo spirito dell’articolo 9: nel corrente anno scolastico, infatti, sono state previste appena 12 nomine di docenti e 6 di dirigenti scolastici. Tali disponibilità non sono sufficienti a garantire il funzionamento delle istituzioni scolastiche per la componente docente (nell’istituto comprensivo italiano di Asmara restano 19 cattedre scoperte), mentre l’invio di così numerosi dirigenti aumenta i costi dell’amministrazione, senza che sia sempre accertata la loro effettiva necessità (a titolo di esempio: un dirigente scolastico è nominato per il Sudafrica, in cui è stato soppresso il posto di lettorato e non sono presenti istituzioni scolastiche da dirigere);

non sono stati esplicitati i criteri per l’individuazione delle cattedre su cui effettuare le procedure di nomina, non ancora concluse pur essendo l’anno scolastico in fase già avanzata;

i fondi per le iniziative scolastiche all’estero subiscono tagli dal 2008: dal 2008 al 2012 le scuole all’estero hanno subito un taglio complessivo dell’81 per cento, percentuali nettamente al di sopra di quelle degli altri settori del Ministero degli affari esteri e degli altri Ministeri;

risulta agli interroganti che dal mese di dicembre 2013 sono stati richiesti a più riprese, ma invano, al Ministero i dati che spiegassero gli interventi di riduzione per le scuole all’estero adottati e le prospettive che l’amministrazione intende darsi;

il dossier presentato alle Commissioni parlamentari competenti dal Vice Ministro degli affari esteri non fa alcuna luce sulle questioni relative alle scuole italiane all’estero;

in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 101 del 2013, recante Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni, il Senato non ha approvato le proposte emendative che consentivano, per l’insegnamento delle materie obbligatorie nei Paesi esteri, di avvalersi anche di personale italiano a contratto locale, residente nel Paese ospitante da almeno un anno, oltre a quello straniero (per gli insegnamenti di materie obbligatorie nelle scuole italiane, si consentiva la conclusione di contratti con personale italiano o straniero, con conoscenza dell’italiano e residente nel Paese da almeno un anno),

si chiede di sapere:

con quali criteri e tempi, e in che misura, i Ministri in indirizzo intendano mettere in atto, per l’anno scolastico in corso, le disposizioni contenute in particolare nell’art. 9 del decreto-legge n. 101 del 2013, che ha sbloccato le nomine negli attuali posti vacanti nelle scuole, nei corsi di italiano, nei lettorati, eccetera, presenti all’estero, sia per il personale docente e ATA inserito nelle graduatorie permanenti, sia per i dirigenti scolastici da destinare alle istituzioni e agli uffici scolastici presenti nell’attuale rete estera;

se intendano seguire le indicazioni in merito alla spending review, che specifica il 2017 come anno di scadenza per il completamento della graduale riduzione del contingente scolastico estero e quale sia il concetto di gradualità e la sua quantificazione per i prossimi 3 anni scolastici 2014/2015, 2015/2016 e 2016/2017;

se abbiano approntato un piano complessivo per il prossimo triennio comprensivo di chiare indicazioni di sedi, discipline e criteri oggetto delle future soppressioni, nonché la quantificazione dei risparmi che così si intende ottenere;

se siano a conoscenza di situazioni nelle quali la copertura dei posti vacanti sia avvenuta in modo illegittimo, ad esempio attraverso l’utilizzo di personale non di ruolo e, in caso affermativo, quali siano tali situazioni, chi sia l’ente erogatore delle loro retribuzioni e che cosa intendano fare per sanare tali illegittimità;

come siano stati coperti, o verranno coperti, e da chi, per l’anno scolastico in corso, i posti vacanti nell’organico delle scuole italiane all’estero, vista la decisione ministeriale di procedere alla copertura del solo 15 per cento dei posti vacanti in organico;

se e come intendano procedere, per i prossimi anni scolastici, alla riduzione degli organici delle scuole italiane all’estero, a fronte della costante e riconosciuta crescita del numero di iscritti;

le ragioni del mancato utilizzo dell’intera somma stanziata nel capitolo di bilancio del Ministero degli affari esteri n. 2503 per il contingente scolastico estero, che ammonta a 60.648.951 euro;

come intendano impiegare i risparmi di spesa di oltre 10 milioni di euro dello stanziamento per il personale scolastico estero;

per il reclutamento dei dirigenti scolastici a partire dall’anno scolastico 2012/2013, quali siano i soggetti giudicanti, e da chi siano stati nominati, le modalità, i tempi, le qualifiche richieste per accedere alle selezioni, nonché i verbali delle prove scritte e orali e le graduatorie di merito risultanti dalla valutazione delle prove e dei titoli.

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