Scelta Europea, un partito che non c’è più? – di Giulia Cortese

Le elezioni europee del 25 maggio hanno portato a un esito assai amaro per Scelta Europea, lista liberal-democratica collegata al gruppo ALDE, formata da Fare per fermare il Declino di Michele Boldrin, Centro Democratico di Bruno Tabacci e Scelta Civica di Stefania Giannini. La lista ha raccolto anche microcosmi come PLI e PRI. Il cuore del messaggio elettorale era il rafforzamento del processo dell’integrazione europea. 

La lista, capeggiata dal belga Guy Verhofstadt, si è presentata come alternativa liberale agli universi popolare e socialista, che da sempre dominano la scena europea. Tra le sue figure di spicco ci sono il vicepresidente dell’Alde Niccolò Rinaldi, il deputato e capogruppo di Scelta Civica Andrea Romano, il presidente del Partito Federalista Europeo Stefania Schipani, il professore e membro della segreteria politica di Fare per Fermare il Declino Ezio Bussoletti.

La lista ha incassato, però, lo 0,7% dei consensi di fronte a un risultato schiacciante del Partito Democratico (40%), seguito a ruota dal Movimento 5 Stelle (21%) e Forza Italia (16,8%), che ha perso molto terreno. Il risultato di Scelta Europea è troppo negativo per cercare attenuanti, in casa moderati di centro.

In seguito al flop elettorale, Stefania Giannini ha rassegnato le sue dimissioni da segretario del partito fondato da Mario Monti. "Di fronte ad una sconfitta di questa portata consegno all’assemblea le mie dimissioni", ha detto il ministro dell’Istruzione, in una riunione a porte chiuse, convocata per un’analisi del voto che ha visto il crollo del partito allo 0,7%. La decisione spetta ora all’assemblea.

"La nostra responsabilità – ha aggiunto – è quella di mantenere la lucidità e avviare un percorso di analisi, e di arrivare nel tempo necessario a capire quale orientamento dare a SC". Anche perchè, ha riconosciuto Giannini, "da queste elezioni noi usciamo sconfitti, ma il Paese ne esce rafforzato: il PD al 41% dà all’Italia la forza per essere leader a livello internazionale".

L’analisi del voto ha dimostrato che è stato proprio il partito di Renzi ad aver prosciugato il bacino elettorale di Scelta Europea, anche se è probabile che il timore di una vittoria del Movimento 5 Stelle abbia indebolito anche altri partiti.

Pietro Ichino, noto giuslavorista e senatore di Scelta Civica, ha analizzato così l’insuccesso di Scelta Europea: "Una prima lezione da trarne è che nessun partito può vivere senza un leader. Scelta Civica ha perso il suo già nei suoi primi mesi di vita. La seconda lezione è che l’onestà e la competenza professionale – delle quali i parlamentari di SC sono abbondantemente dotati – non bastano perché una formazione nuova possa avere successo: occorre anche una capacità di organizzazione, di “manovra” e di comunicazione di massa, che è propria del politico di professione e della quale la maggior parte dei parlamentari di SC difetta invece gravemente. Insomma, alla parte migliore della “società civile” non basta essere tale per trasformarsi d’un tratto, a comando, in “ceto politico”. Lo stesso discorso riguarderà, credo, in qualche misura anche il Movimento 5 Stelle (nonostante che un leader esso lo abbia)".

Non si tratta di abbandonare il governo, ha commentato la senatrice e presidente del movimento "Glocus", Linda Lanzillotta. "Per Scelta Civica questo è un risultato severo. Dobbiamo valutare cosa fare adesso anche a fronte della nostra nutrita pattuglia parlamentare. Ritengo infatti che la legislatura andrà comunque avanti e quindi SC continuerà ad operare in Parlamento".

Il deputato Enrico Zanetti, esperto fiscalista e sottosegretario all’Economia e alle Finanze nel governo Renzi, ha commentato anche lui l’insuccesso della lista Scelta Europea, lanciando qualche proposta costruttiva: "Ora che abbiamo raccolto i cocci (ed è veramente ironico che buona parte di essi siano il frutto dell’operato di gente che prima ha partecipato alla pessima conduzione del movimento e poi se ne è smarcata) e che nel frattempo qualcosina anche a livello personale l’abbiamo dimostrata, non esiterò a farmi avanti. Chiedo sin d’ora un congresso aperto a tutta l’area liberal-democratica e chi vince, vince".

Ma siamo alla scissione dell’atomo. Tenere insieme le diverse anime del contenitore liberal-democratico appare quasi impossibile. Andrea Romano, deputato di Scelta Civica ed esponente del movimento Italia Futura, appare orientato a continuare l’alleanza con il centro-sinistra, mentre altri deputati, come Andrea Causin ed Andrea Vitelli, guardano con interesse al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Anche Fare per fermare il Declino, già fortemente danneggiato dal "caso Giannino", sembra ora essere giunto al capolinea. All’assemblea nazionale dei 15 giugno, la direzione nazionale si presenterà dimissionaria.

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