Scajola parla dal carcere, ‘volevano farmi fuori: siamo in una dittatura’

L’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola affida all’amico e senatore di Gal, Lucio Barani, che è andato a trovarlo in carcere, il suo sconcerto per le accuse che lo hanno portato dietro le sbarre.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, Scajola avrebbe detto a Barani che "qui ormai siamo in una dittatura, non è più una democrazia, ormai si agisce con metodi da criminalità organizzata", "ho letto gli atti che mi accusano ed ho scoperto una cosa importante, la mia richiesta d’arresto era precedente alla presentazione delle liste elettorali. Capito? Volevano farmi fuori dalle elezioni ed infatti eccomi qua".

Ma Scajola non si arrende e annuncia: "Resisterò tenacemente a tutte le accuse e al fango, come il Divo Claudio. E alla fine tutti, dai giornalisti ai magistrati dovranno chiedermi scusa pubblicamente", "io non soccomberò, anzi, ne uscirò alla grande".

Intanto monta la polemica sul fatto che Scajola avesse ancora la scorta nonostante non fosse più ministro. Su questo, assicura il ministero dell’Interno Angelino Alfano, “è già stata avviata un’inchiesta da parte del nostro dipartimento della pubblica sicurezza”.

Scajola aveva in tasca persino un telefono intestato al dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale. “Alfano lo sapeva? Ha autorizzato questa spesa? Da quanti anni durava questa situazione e per quante altre persone si replica? Corte dei conti e procura sono state avvertite?". Sono le domande che i membri del M5S in commissione Affari costituzionali avrebbero posto oggi al ministro dell’Interno,  atteso in audizione alla prima commissione alla Camera. Appuntamento saltato in seguito alla questione di fiducia posta dal Governo. "Ancora una volta Alfano schiva le domande ma – concludono – lo attendiamo in aula per la mozione di sfiducia che abbiamo gia’ presentato. In quella sede dovra’ rispondere a tutte le domande sul suo maldestro operato".

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