Santori (Fdi), “tutelare anche le frazioni minori di Amatrice e Accumuli”

“Indescrivibile la sensazione che si prova nel visitare le zone colpite dal sisma dove mi sono recato anche io per portare la solidarietà dei romani ai cittadini terremotati”

“Cura e tutela anche delle frazioni più periferiche di Amatrice e Accumuli, per far sì che non rivivano solo i preziosi centri storici di questi comuni colpiti dal sisma del 24 agosto, scongiurando il rischio che spariscano quelle aree minori costituite da nuclei di poche case che hanno però rappresentato spesso proprio la peculiarità di questi centri”. E’ quanto ha dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia nel suo intervento durante il Consiglio regionale straordinario sul terremoto.

“Roma e provincia hanno pagato il tributo maggiore in termini di vittime, proprio perché sono tanti i cittadini della Capitale che avevano la seconda casa in quei luoghi. E, infatti, stanno nascendo molte associazioni che vogliono tutelare le frazioni di Accumuli e Amatrice, anche quelle patrimonio di storie personali di tanti che sono cresciuti in quei luoghi per poi trasferirsi altrove”.

“E’ davvero indescrivibile la sensazione che si prova nel visitare le zone colpite dal sisma dove mi sono recato anche io per portare la solidarietà dei romani ai cittadini terremotati, ma anche il loro affetto verso Forze dell’ordine, Polizia, Carabinieri, Esercito, Protezione civile e Vigili del fuoco operativi sul luogo del sisma. Ma quando l’onda emotiva sarà passata – continua Santori – sarà nostro compito vigilare per scongiurare ogni possibile speculazione sulla ricostruzione.  Molte delle nostre proposte sono state recepite nei 14 punti del decreto governativo sul terremoto, grazie al contributo del presidente di Fdi Giorgia Meloni, ma come esponenti del Consiglio regionale del Lazio chiediamo di concentrarci su agevolazioni per la ricostruzione di Amatrice e Accumuli e soprattutto per la prevenzione. Lo dobbiamo ai cittadini che hanno perso tutto nel terremoto – conclude Santori – ma ai quali non dobbiamo togliere la speranza di un futuro nei loro paesi”.

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