Santori (Fdi), “contrai il virus della Chikungunya e la Regione Lazio ti abbandona”

La videnda di uno sfortunato cittadino di Roma residente in zona Tor Vergata che aveva trascorso anche alcuni giorni di ferie ad Ardea questa estate

“Contrarre il virus della Chikungunya ed essere costretti, tra dolori e febbre, a spendere 100 euro solo per visite e analisi iniziali collegati alla diagnosi della malattia. E’ questa la vicenda che ci ha raccontato uno sfortunato cittadino di Roma residente in zona Tor Vergata che aveva trascorso anche alcuni giorni di ferie ad Ardea questa estate, tra il 27 e il 31 agosto”. E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.

“Il 47enne in preda a dolori per tumefazione dolente alla caviglia sinistra, è stato invitato a sottoporsi ai controlli su questo virus risultati poi positivi. Da lì la trafila burocratico-sanitaria che l’ha portato a spendere la somma di circa 100 euro per verificare una malattia che né la Regione né il Comune sono stati in grado di arginare nei tempi dovuti con adeguati interventi di disinfestazione, sottovalutando i focolai iniziali e la velocità di diffusione del contagio attraverso le zanzare. Troviamo assurdo che un cittadino non solo debba contrarre il virus e fare i conti con le conseguenze che esso determina, ma addirittura non sia garantito nei controlli che deve sostenere autonomamente”.

“Presenteremo una interrogazione urgente – assicura Santori in conclusione – per chiedere al presidente Zingaretti, e di conseguenza al ministro Lorenzin, i motivi per i quali un cittadino con febbre alta da virus non sia stato subito ricoverato allo Spallanzani ma rispedito a casa e fatto tornare nei giorni successivi, sempre nel pieno della malattia, per le altre analisi o visite. Ma soprattutto vogliamo sapere se il moltiplicarsi dei casi di Chikungunya nelle aree sud ed est della Capitale sia stato la conseguenza del combinato disposto tra mancati ricoveri e mancate disinfestazioni che sarebbero dovute essere effettuate dal comune di Roma, e che hanno causato un rigenerarsi della malattia nella città di Roma oltre che nelle zone del litorale sud, determinando anche il divieto di donazione del sangue in quelle aree”.

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