Santo Domingo, italiani dimenticati. L’ambasciata va riaperta – di Armando Tavano

Quando sono arrivato nella Repubblica Dominicana esisteva in loco una rappresentanza consolare da oltre un secolo e una comunità numerosa che si avvaleva dei suoi servizi. Nessuno avrebbe mai pensato che questa sede diplomatica sarebbe stata chiusa e che per avere gli stessi servizi consolari avremmo dovuto viaggiare in aereo e soggiornare per uno o più giorni in un paese estero. Nemmeno le imprese che si sono insediate numerose in questo paese potevano prevedere una situazione simile.

L’irragionevolezza del provvedimento di chiusura della nostra ambasciata è davanti agli occhi di tutti. Tanto più che la si fa rientrare in un provvedimento di risparmio quando in realtà alle casse del nostro stato questa non costava nulla perché si autofinanziava: gli iscritti AIRE sono sufficientemente numerosi da coprire con il pagamento delle tariffe per le pratiche richieste le spese dell’ambasciata e 7.000 richieste di visto apportavano entrate annuali di circa 300.000 euro.

Ora che la nostra ambasciata non c’è più, dobbiamo rivolgerci a quella di Panama. Una situazione che soltanto i più abbienti potranno affrontare, perché i costi del trasferimento e del soggiorno a Panama non sono sostenibili per chi vive e lavora da queste parti e nemmeno per i pensionati che vi si sono trasferiti.

Le alternative al viaggio a Panama sono lettera morta per il semplice fatto che i consoli onorari non remunerati sono adatti per località con un esiguo numero di residenti e il "funzionario itinerante" non rappresenta una soluzione quando gli iscritti AIRE sono troppo numerosi come nel caso nostro.

Il consolato lap top trova posto solo nella mente di Mario Giro, sottosegretario agli Esteri e soprattutto dirigente della Comunità di Sant’Egidio, un doppione del MAE, in evidente conflitto d’interesse con il MAE. La nostra comunità è troppo grande perché un consolato laptop possa risolvere i suoi problemi.

L’alternativa più a buon prezzo per la Farnesina è la riapertura dell’ambasciata di Santo Domingo.

Così come stanno le cose ci sono situazioni nelle quali rischiamo di diventare dei veri e propri apolidi o dei "fantasmi anagrafici". Situazione che potrebbe presentarsi in caso di scadenza, distruzione, smarrimento o furto del passaporto. Non avendo i mezzi per recarci in Italia, unica soluzione possibile, e per rimanerci circa un mese per il rilascio di un nuovo documento, alla lunga, scadendo pure la residenza dominicana, diventeremmo a tutti gli effetti dei fantasmi anagrafici, senza documenti per fare operazioni in banca, contratti per servizi pubblici, gestione di un’attività commerciale e nemmeno per guidare una macchina sul posto o sposarci o riconoscere figli e tant’altro. E quel che è peggio: fermati in occasione di controlli della polizia verremmo considerati dei fuorilegge in quanto privi di documenti validi.

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