Santo Domingo, consolato ‘laptop’? Tragedia annunciata (VIDEO) – di Flavio Bellinato

Eccoci qui, quasi cinque mesi dopo la chiusura dell’Ambasciata d’Italia in Santo Domingo, quasi cinque mesi dopo le apparentemente tranquillizzanti dichiarazioni pubblicamente rese dal sottosegretario degli Affari Esteri Mario Giro a Ricky Filosa per il noto quotidiano dominicano “Listin Diario” che avevano dato la speranza alla comunità italiana residente in Repubblica Dominicana di poter ottenere l’erogazione dei servizi consolari attraverso dei “funzionari itineranti” che avrebbero, secondo la futuristica visione del sottosegretario, dato vita al primo “consolato laptop” italiano nel mondo.

Eccoci qui a dare cronaca di quanto accaduto nel corso della prima operazione “laptop” organizzata dall’Ambasciata d’Italia a Panama: rinnovo passaporti.

Cos’ha funzionato? Finalmente (ed ottimisticamente parlando) è stato dato un segnale dell’impegno di dare continuità ai servizi consolari in questo paese, finalmente un incaricato dell’Ambasciata d’Italia a Panama ha potuto vedere con i propri occhi la realtà che la nostra comunità sta vivendo, finalmente alcune decine (una sessantina) di connazionali hanno potuto presentare la richiesta di rinnovo del proprio passaporto.

Cosa non ha funzionato? La comunità non è stata adeguatamente informata. La notizia della possibilità di poter rinnovare i passaporti è stata pubblicata unicamente nella sezione delle news della pagina web dell’Ambasciata d’Italia a Panama nel pomeriggio di lunedì 13 aprile, appena tre giorni prima dell’arrivo del funzionario in Santo Domingo, quando invece era stato da loro dichiarato che sarebbe stata data “utile e preventiva comunicazione del viaggio alla comunità residente a Santo Domingo, tramite i giornali di comunità e la rete consolare onoraria”.

La richiesta della preventiva iscrizione a mezzo dell’invio via e-mail della domanda di rinnovo o rilascio del passaporto ha di fatto reso possibile l’operazione alle sole persone che sono riuscite ad inviarlo entro le ore 12:00 di mercoledì 15 aprile, limite temporale non indicato nella pagina web dell’Ambasciata d’Italia a Panama ed informato solo attraverso l’affissione di un avviso sul muro esterno dell’ex Ambasciata di Santo Domingo, esposto giovedì 16 nel pomeriggio, quando decine e decine di persone erano già da ore in fila per ottenere il rinnovo del proprio documento.

Il rinnovo o rilascio del passaporto è stato permesso solo ai connazionali iscritti A.I.R.E., nonostante la normativa vigente preveda che “di norma la domanda di rilascio del passaporto va presentata all’Ufficio competente territorialmente in base alla residenza del richiedente, in Italia o all’estero. I cittadini italiani possono comunque chiedere il rilascio del passaporto presso un qualsiasi Ufficio emittente, sia in Italia sia all’estero, ma in tali casi sarà necessario acquisire preventivamente la delega da parte dell’Ufficio (Questura o Consolato) competente per residenza”. Ma la cosa ancor più grave è che anche esistesse questo requisito, molti minori nati e vissuti sempre in Repubblica Dominicana, moltissime persone qui residenti, addirittura alcune in possesso della Carta d’Identità italiana indicante chiaramente il loro indirizzo di residenza in questo paese, hanno scoperto essere misteriosamente scomparsi dall’elenco degli iscritti A.I.R.E  dell’Ambasciata d’Italia a Panama.

L’organizzazione logistica è stata inesistente. I connazionali sono stati costretti a sopportare ore ed ore di estenuante attesa all’esterno della struttura dell’ex Ambasciata, in fila sotto al sole, senza importare anziani o bambini di pochi mesi in braccio ai genitori, per depositare in un cassetto metallico la documentazione relativa alla propria richiesta di rinnovo o rilascio del passaporto, in attesa che la persona presente dall’altra parte, resa invisibile da un vetro scuro che impediva di vederne il volto, parlando attraverso un microfono e dopo aver verificato l’idoneità o meno dei documenti presentati, consegnasse un ticket con un turno per essere attesi uno ad uno alla porta d’ingresso dell’Ambasciata per l’effettivo deposito della domanda ed il rilevamento delle impronte digitali.

E’apparso più che evidente che le persone incaricate di offrire il servizio (un funzionario da Panama, il corrispondente consolare di Santo Domingo, due sue assistenti, un tecnico informatico) hanno effettuato le operazioni in base ad una qualche linea guida indicatagli, presumibilmente, dall’Ambasciata d’Italia a Panama alla quale si sono rigorosamente attenuti, inutili sono state infatti le richieste di chiarimento della gran parte dei connazionali presenti (circa 200 persone nell’arco delle due giornate) ai quali non è stato permesso di rinnovare il passaporto, inutile tentare di interloquire se non per ricevere la lapidaria risposta “non siamo qui per dare informazioni”.

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