Saldi, un flop da un miliardo – di Franco Esposito

Partono i saldi estivi, ma non decollano. Cali nelle vendite fino al venticinque per cento, un flop. Negozi vuoti, sembrano appartenere ai ricordi e al lontano passato le lunghe file di cercatori della grande occasione. Siamo costretti a fare i conti con la crisi, purtroppo ce la dobbiamo tenere stretta. Esiste in tutta la sua evidenza, ora riconoscibile anche da buona parte dei politici, in primis il presidente del consiglio Mario Monti. All’epoca disgraziata di Berlusconi premier e dei suoi martellanti megafoni, l’occultamento della crisi era esercizio largamente praticato. Ricorderete le parole del Cavaliere: "ma quale crisi, io vedo i ristoranti sempre pieni e la gente che fa la fila per acquistare il biglietto per andare a teatro". Fantasie e punto: Berlusconi vedeva il suo mondo; un’Italia virtuale, distante ovviamente anni luce dal Paese reale. Visioni che non esistono più. Cattiva partenza dei saldi di stagione è reperibile nella sparizione di cittadini italiani nei negozi e nei centri commerciali. I saldi sono cominciati sabato, e il disco già gira: "Un disastro, un autentico disastro, non si batte cassa". I piccoli negozi in particolare sono in chiara, evidente sofferenza. I conti non tornano neppure presso i centri commerciali di  un certo tipo e negli outlet. In questi casi, i cali sono però più contenuti, tra il 5 e l’8%. Si conservano in linea di galleggiamento le boutique d’alta moda. Strano, vero? Una cosa normale, normalissima: le boutique d’alta moda possono contare sugli introiti derivanti dagli acquisti dei turisti stranieri.

La rispettabile opinione rientra nel vasto patrimonio di esperti attenti e scafati. Diagrammi e lucidi hanno una loro valenza. Saperli leggere e interpretarli è come pensare male: talvolta s’imbrocca. Negozi deserti, niente più file per i saldi. Il segno che l’Italia è costretta a cambiare, non potendo svoltare. A rischio affondamento, sotto crisi, s’interroga attraverso le organizzazioni di categoria. Codacons ritiene di poter attribuire il flop

immediato dei saldi all’intervento di Minosse. Proprio lui, l’anticiclone subtropicale che arroventa l’Italia in questi giorni. Il mare come unica soluzione per tentare di combatterlo. Di conseguenza, gli italiani hanno consumato il week-end sotto l’ombrellone e con i piedi e il corpo immersi nell’acqua di mare o delle piscine. La crisi, poi, ha ridotto in misura sensibile il numero delle famiglie che potranno permettersi acquisti durante il

periodo dei saldi. Federconsumatori definisce "in sordina" la deficitaria partenza dei saldi. Secondo l’Istat, la grave caduta del potere di acquisto del potere di acquisti delle famiglie autorizza un’unica previsione. "Appena una famiglia su tre approfitterà delle vendite scontate". Traduzione: siamo messi male, siamo rovinati, diciamocelo. La spesa media di ogni famiglia, in ambito di saldi estivi, si aggirerà alla fine su circa 127 euro. Il giro d’affari complessivo dovrebbe sfiorare 1 miliardo e 16 milioni. Mettiamoci a piangere sulla crisi? Le organizzazioni di categoria che operano nel commercio cercano d’inventarsi misure in grado d’incentivare gli acquisti. Sono rivolti ai commercianti gli inviti a fare, a non abbandonarsi, a non piangersi addosso. Si tratta in pratica di cosa? Intanto si prova con "Il sabato d’oro dei saldi". In soldoni, ulteriori sconti del 20% sui saldi già

praticati. Ogni sabato, solo nelle giornate di sabato, fino al 30 agosto. Andiamo a vedere se l’idea funziona. Tout court, la funzionale idea significa questo: trascinare il commercio, in fase di saldi, fuori del coma si ritrova in questo momento. Se non ci sarà inversione di tendenza, saranno guai seri. Molto seri. Sotto forma di gravi ripercussioni sul benessere delle famiglie italiane e sull’intera economia nazionale. Diventerebbero a quel punto scontate le ricadute sull’intermediazione e sulla produzione industriale manifatturiera. Traducibili in tre drammatiche disperate parole: cassa integrazione, licenziamenti, chiusure. I vocaboli presenti da mesi nel dizionario della lingua italiana del commercio e del lavoro.

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