Rotondi (Fi), ‘il centrodestra è finito. Ora unire i popolari’

"Berlusconi ha sbagliato a sottrarsi per l’ennesima volta a riforme che sono da sempre nel nostro programma". Lo afferma Gianfranco Rotondi, unico deputato di Forza Italia ad aver votato sì alle riforme costituzionali, in una intervista al Mattino, nella quale caldeggia di ritornare al dialogo con Renzi e di accantonare il vecchio centrodestra per riunire in un unico partito i popolari italiani. E sottolinea: "La categoria del tradimento non appartiene alle scelte istituzionali. In materia di riforme si sceglie per alcune generazioni. Per questo il voto deve essere libero. Oggi eravamo costituenti, magari a nostra insaputa. Questo non ha niente a che fare con la solidarietà a Berlusconi: la mia ce l’ha non solo nel giorno della sentenza della Cassazione. Che poi questa Cassazione ha dimostrato in più occasioni di non farsi condizionare dagli avvenimenti politici: sono i politici a strumentalizzarla". "Non si capisce quindi perché non votare una riforma che è stata scritta a quattro mani da Pd e Forza Italia, e che abbiamo condiviso. Berlusconi ha sbagliato a sottrarsi. Ma domani è un altro giorno. E il mio ‘sì’ è anche uno stimolo a riprendere il discorso con Renzi, perché solo loro due insieme hanno la capacità di archiviare gli ultimi vent’anni di divisioni".

"In Forza Italia sono entrato perché me l’ha chiesto Berlusconi. Io sono democristiano e penso che dobbiamo privilegiare la nostra identità alle alleanze. Dobbiamo allearci con noi stessi, che siamo popolari. Il modello è Caldoro, che esprime un buon governo tenendo insieme Forza Italia, Alfano e Casini: bisogna costruire un partito unitario dei popolari italiani. Berlusconi ci provò con il Pdl, un progetto poi sciupato perle nostre divisioni seriali. Prima del voto, ho parlato con Berlusconi e gli ho detto che la stagione del centrodestra così come l’abbiamo conosciuto è finita sia perché i numeri dicono che Forza Italia non sarebbe la guida di una coalizione con Salvini, sia perché Salvini rappresenta una destra diversa da quella di Bossi e Fini: un lepenismo che è quanto di più lontano dal popolarismo. Non dico di non fare alleanze con Salvini, perfino in Campania, ma solo dopo aver ricostruito la nostra identità. E penso che una figura come quella di Casini, che ha ricoperto anche il ruolo istituzionale di presidente della Camera, dovrebbe fare qualcosa in più per favorire questa prospettiva".

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