Roma e il suo record di omicidi – di Claudio Antonelli

"Roma, città violenta", "Anno di sangue a Roma", "Stillicidio di sangue nella capitale", "Roma come una polveriera"… Sui giornali e la Rete, la parola "Roma" si trova associata, un numero altissimo di volte, a "sangue" e "violenza". E per una volta c’è unanimità tra la popolazione italiana, solitamente divisa su tutto. Di qualunque colore politico siano, gli italiani appaiono sdegnati e inorriditi di fronte a un dato innegabile: ben 35 omicidi sono stati commessi nella capitale nel corso del 2011. E dai giornali e dagli altri organi d’informazione è tutto un accorato o rabbioso denunciare l’aspetto "Chicago anni ’20" di Roma, capitale indiscussa del crimine. E per una volta, di fronte a questo triste record di omicidi registrato a Roma nel 2011, il "Beato te che vivi in Canada!" con cui  mi apostrofano ogni volta che mi trovo nella Penisola, e che ogni volta mi manda in bestia, mi appare sacrosanto, e lo rievoco ora compiaciuto: sì sono contento di vivere in una città, Montréal, e un Paese, il Canada, dove l’ultima delle preoccupazioni della gente è la cronaca nera con le statistiche di omicidi avvenuti nel 2011.

Che differenza tra Roma "città aperta" al crimine e le città canadesi, gioielli di pacifismo e fratellanza! Chi fa una ricerca in Rete per documentarsi sugli omicidi commessi a Montreal e a Toronto nel 2011, si trova rassicurato, infatti, da bilanci trasudanti autocompiacimento ed  ottimismo. "Montréal città sicura", "Montreal: diminuzione record del numero di omicidi", "Il numero degli omicidi a Toronto in caduta libera nel 2011". Sia per Montréal che per Toronto, insomma, è tutto un inneggiare bilingue al "low crime rate" e al "plus faible taux d’omicides en près de 40 ans".

Ma nel completare questo mio paragone tra Roma, città violenta che tanti allarmi e paure suscita tra gli italiani, e Montréal e Toronto, città dove il numero d’omicidi, già molto basso, non farebbe che diminuire, occorre far ricorso, dopotutto, a dati obiettivi, ossia alle statistiche concrete attestanti il numero di omicidi volontari commessi nel 2011 a Montréal e a Toronto rispetto a quelli commessi a Roma. Il responso è sorprendente. A Roma – ripeto – se ne sono commessi ben 35, cifra considerata dagli italiani altissima. E nella pacifica, idilliaca Montréal, città tra l’altro con una popolazione ben inferiore a quella di Roma, qual è stato il numero di omicidi commessi nel 2011? E il numero degli omicidi commessi nella pacifica Toronto, città celebrata per la sua qualità di vita? Ebbene a Montréal, che ha uno o forse due milioni di abitanti meno di Roma, se ne sono avuti 35. Proprio come a Roma. Mentre a Toronto gli omicidi sono stati 45. Insomma, il tasso di omicidi a Roma, nonostante i pianti torrenziali delle prefiche, risulta ben inferiore sia a quello di Montréal sia a quello di Toronto. Del resto, stando alle statistiche e agli studi di esperti, ma non certo stando all’isteria mediatica italiana, l’Italia – paradossale ma vero –  è un paese tra i meno violenti, e meno violento anche del Canada. I dati della realtà quindi, ancora una volta, smentiscono l’isteria italiana. Ma, allora, questo ululare e queste denunce apocalittiche? La  mia spiegazione: ciò che conta in Italia è il parlarsi addosso, lo sdegnarsi, il denunciare, l’inveire, il drammatizzare, il moralizzare, l’accusare gli altri italiani – prima di passare forse a tavola e farsi una bella mangiata. È il solito parlare per parlare, da allarmisti isterici con la pancia piena, esperti nell’antica arte – garanzia di lunga vita e di un sano equilibrio psichico – del "chiagni e fotti!".

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