Roberto Saviano e il gioco della Gomorra – di Manuela Rosa

Il 7 dicembre viene arrestato il boss del clan dei casalesi Michele Zagaria e solo qualche giorno dopo vengono confiscati i beni del suo avvocato difensore Michele Santonastaso.  Si teme la rielezione di un nuovo boss del clan per discendenza diretta, si suppone possa diventarlo il figlio o altro parente. L’allerta nonostante la vittoria delle forze dell’ordine rimane alta.
Roberto Saviano, che da quando aveva solo ventisei anni vive sotto scorta per aver denunciato gli atti illeciti di questo clan, alla notizia ha gioito. Ma restando consapevole del fatto che la sua battaglia verso la libertà è ancora ardua. Ha ricordato ai telespettatori, nello speciale di Mentana andato in onda su La7 il giorno stesso della carcerazione di Michele Zagaria, che le mafia ha memoria lunga, quantificandola in circa dieci anni.

 Nonostante la grave consapevolezza Roberto Saviano non si perde d’animo e parla agli ascoltatori dimostrando forza e determinazione a continuare il suo lavoro di scrittore e giornalista.
Ma ciò che lascia maggiormente basiti è l’indifferenza della cronaca del web e della stampa, cronaca che è ruotata più che su questa importante connessione di notizie, sul fatto che l’autore abbia firmato un messaggio twitter scrivendo qual è con l’apostrofo. Fiumi d’inchiostro hanno virato l’attenzione da ciò che è stato il suo sacrificio e il duro lavoro di anni, coordinato con le Forze dell’Ordine, su un pettegolezzo da gossip.

Roberto Saviano non puo’rivendicare altro merito ufficialmente se non quello di aver denunciato il clan nella sua opera letteraria di maggior successo, Gomorra, ma resta da domandarsi se chi ha avuto il coraggio di rinunciare alla vita per liberare noi dalla criminalita’ organizzata si meriti il nostro disinteresse omertoso o peggio ancora la nostra ostilita’.

 Roberto Saviano ci aveva avvisato: il gossip è mafia. Alimentare l’idea che  la sua immagine sia la caricatura di un  belloccio o ancora di un eroe sopravvalutato, significa firmare tutti la sua condanna a morte. Roberto Saviano vive e lavora chiuso in un appartamento con le serrande sempre abbassate, con poca forza nelle gambe e poca luce, ogni giorno lavora per cambiare le cose e rendere anche la  nostra terra in cui viviamo, un posto migliore.

 

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