Rischiato un altro caso Kabobo, nigeriano armato di machete: ‘italiani di merda!’

Minacce deliranti in inglese e italiano, insulti agli "italiani di m…", riferimenti poco comprensibili al "diavolo", con due machete in mano, rubati in un’armeria, branditi contro i passanti. Si e’ rischiato un nuovo caso Kabobo, il ghanese che nel 2013 uccise a picconate tre passanti in zona Niguarda a Milano, ieri a Jesi dove poliziotti e carabinieri sono riusciti pero’ ad arrestare in tempo Precious Omobogbe, 25 anni, nigeriano disoccupato, che ha seminato il panico in centro per poco meno di due ore.

L’uomo e’ stato bloccato fisicamente dal comandante dei carabinieri di Jesi, cap. Mauro Epifani, rimasto ferito lievemente per un colpo di lama a un fianco, mentre agenti e militari avevano accerchiato il nigeriano. Alla scena hanno assistito molti curiosi: nonostante la situazione pericolosa per tutti, alcuni si sono anche scattati dei ‘selfie’.

"Per me e’ stato un atto dovuto, come comandante responsabile – ha commentato il cap. Epifani oggi durante una conferenza stampa – ma ci sono stati altri militari che hanno dimostrato senso del dovere, spirito e attaccamento a servizio da elogiare".

Incomprensibile al momento il movente del gesto: Omobogbe, non nuovo ad aggressioni anche a poliziotti e carabinieri per cui era stato gia’ arrestato e scarcerato quattro volte da inizio anno in varie parti d’Italia (Bologna, Pistoia, Fossato di Vico e, l’ultima volta, a Jesi l’11 agosto scorso per minacce con un coltello all’ex compagna), e’ rimasto a sua volta ferito di rimbalzo alla gamba sinistra da un proiettile sparato da un poliziotto a scopo d’avvertimento. Ora e’ piantonato all’ospedale di Jesi in arresto per tentato omicidio, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato: oggi e’ stato operato per estrarre l’ogiva dalla gamba con prognosi finale di dieci giorni.

I risultati degli esami tossicologici diranno se il venticinquenne abbia agito sotto l’effetto di alcol o di stupefacenti e probabilmente verra’ fatta anche una valutazione psichiatrica.

A convincerlo a posare il machete, con lama di 35 cm, ha contribuito anche la madre di Omobogbe accorsa con la figlia sul posto per far desistere il venticinquenne. Il nigeriano e’ stato bloccato sulla scalinata della chiesa San Pietro Apostolo, in piazza Franciolini: nella colluttazione sono rimasti contusi altri due militari. Vistosi in trappola, Omobogbe aveva raccolto il machete appena posato, colpendo il capitano e causandogli solo escoriazioni. All’indirizzo di un fotografo, il nigeriano ha detto "vieni che ti faccio vedere la sua testa", riferendosi al comandante dei carabinieri di Jesi.

"La vicenda poteva avere dei risvolti tragici", ha ammesso oggi il col. Luciano Ricciardi, comandante del Reparto operativo di Ancona, che, insieme al dirigente del commissario di Jesi, Antonio Massara, e al cap. Epifani, ha riferito i dettagli della difficile operazione avvenuta sotto una pioggia battente. Almeno 20 persone verso le 19:25 avevano allertato il 112: Omobogbe stava gridando all’indirizzo di passanti, maneggiando un lungo coltello da cucina. Poi aveva sfondato la vetrina di un’armeria per impadronirsi di sei machete, di cui due poi portati con se’.

Durante la fuga dalle forze dell’ordine aveva danneggiato il cofano di un’auto civetta e frantumato il lunotto posteriore di un’autovettura dei Cc. I militari, armi in pugno, gli avevano impedito di entrare in un bar prima di bloccarlo intorno alle 21 al termine di una lunga trattativa. In precedenza il nigeriano aveva forzato il cordone di sicurezza stretto dagli agenti e un poliziotto aveva esploso tre colpi d’avvertimento: due in aria e uno a terra che di rimbalzo aveva colpito Omobogbe.