Rimborsi elettorali, Di Pietro raccoglie firme con troppa goduria – di Margherita Genovese

Anche per i rimborsi elettorali odiati dal popolo, che ha certificato la sua volontà attraverso un referendum, Di Pietro si offre subito "in sacrificio" per raccogliere firme e organizzarne l’ennesimo, altrettanto inutile rispetto all’obiettivo palese, ma molto utile rispetto a un certo interesse che potrebbe esserci dietro.

Viene il sospetto infatti che lui preferisca i rimborsi referendari, nei quali si è specializzato e che non vorrebbe dividere con nessuno, nemmeno con i bravi radicali specialisti in materia. I comitati promotori infatti si finanziano proprio con le firme raccolte, ricevendo una quota base che viene moltiplicata fino a un tetto massimo comunque ragguardevole. Unica condizione: che si raggiunga il quorum (anche questo spiega le imprecazioni contro la Cassazione se il referendum non passa!). Parabula significat: politica e democrazia sono parole ormai vuote di significati nobili e rappresentano sempre più una strategia di illusionismo truffaldino che nulla ha a che vedere con gli interessi del popolo.

La domanda è un’altra: perche’ si deve arrivare a un referendum puntualmente sconfessato quando basterebbe uno di quei decreti legge cosi veloci e urgenti nell’approvazione,  se si deve tassare il popolo bue? Perche’ i partiti in Parlamento, per legiferare su temi di pubblico dominio e di grandissimo valore etico hanno bisogno di percorsi lunghi e tortuosi e invece per annullare nostri diritti acquisiti in modo perfino retroattivo sono tempestivi e coesi?

Referendum a proliferazione industriale, amministrative e politiche a scadenze ravvicinate, siamo invasi da conquistadores e peones che hanno un solo scopo: guadagnare alle nostre spalle.
Il business della politica non avrà il mio scalpo: astensionista a vita, e sia quel che sia!

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