Rimborsi ai partiti? Almeno non prendeteci per il culo! – di Roberto Pepe

In un articolo di febbraio mi riferivo al malcostume riscontrato nelle aree di sinistra e di centrosinistra, ma oggi, gli sperperi e ruberie si sono allargate anche a quelle della Lega.

L’aberrazione istituzionale: una delle più colossali truffe, latrocini, estorsioni di chiaro stampo mafioso attuate dal Parlamento nei confronti dei propri cittadini (degna di una dittatura para-militare), fu quella di trasformare la legge per il “Finanziamento pubblico” ai partiti – abrogata nel ’93 con Referendum popolare dal 90,3% degli italiani – in una nuova legge che prevedeva “Rimborsi Elettorali” da  applicare subito per le elezioni del marzo 1994.  Nel corso dell’intera legislatura, infatti,  vennero erogati in unica soluzione 47 milioni di euro. Ovviamente, la stessa legge venne applicata per le successive elezioni del 1996. Senza ritegno e pudore alcuno, a questo punto, i nostri parlamentari approvarono con una legge del ‘97, "Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti politici",  reintroducendo di fatto il finanziamento pubblico ai partiti. Infine, la legge n. 51 del 2006 stabilisce, per evitare incomprensione, che l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Con la crisi politica italiana del 2008, i partiti iniziano a percepire il doppio dei fondi, giacché ricevono contemporaneamente le quote annuali relative alla XVe XVI Legislatura.

Allora i nostri cari politici facciano pure come vogliono, ma almeno non ci prendano per il culo. Almeno che nessuno di loro ci venga a dire “Io non c’ero e se c’ero, dormivo”. La figura da deficienti che  parecchi responsabili, amministratori, tesorieri o mezze tacche di partito hanno fatto, ridacchiando od alzando le spalle, è apparsa su tutte le TV. Perché se sapevano delle ruberie sono anche loro ladri, ma se non lo sapevano sono dei veri incapaci a dirigere il proprio entourage, figurarsi una Nazione!

Avanziamo, pertanto,  una proposta di legge che preveda per il ladro o truffatore ricoprente una carica pubblica una sanzione dieci volte più pesante di quella commisurata nei confronti di un normale cittadino. Se per un ladruncolo è previsto un anno di carcere, per un amministratore pubblico o vigile, o deputato, o sindaco, o tesoriere di partito,si prevedano 10 anni di galera. Altro che riproporre un altro inutile e costoso referendum!

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