Rimborsi ai partiti? Abolirli del tutto, altro che trasparenza – di Margherita Genovese

Un colpo al cerchio uno alla botte: i partiti si affannano a lanciare una sfilza di proposte per smorzare  lo scandalo dei rimborsi elettorali, convinti di poter salvare la nave in tempesta; ma non una delle tante idee che proliferano da ogni dove, risponde alla volontà dei cittadini, quella cioè di eliminare del tutto questa presunta e pretesa e illusoria forma di democrazia.

Chi propone certificazioni autorevoli, chi promette, giurin giurello, trasparenza e sobrietà, chi parla contro gli altri e salva se stesso: un mare di parole che  hanno l’unico obiettivo di superare il momento sfavorevole; il popolo dimentica facilmente.

A voler distinguere, ci pare che solo Alfano abbia detto qualcosa di sensato, e cioè di destinare  volontariamente alla causa il 5 per mille; mentre Di Pietro, con il suo sempre evocato referendum, lascia odore di interesse personale, in virtù del noto  guadagno che  i comitati promotori si intascano anche sulla partecipazione dei cittadini.

Insomma, abbiamo dovuto sentire da Crozza a Ballarò la risposta giusta che tutti volevamo: cari, carissimi partiti, se non vi date una mossa, e per ogni nostro voto voi attualmente guadagnate 5 euro, vorrà dire che, uscendo dalla cabina elettorale, vi restituiremo  la matita copiativa, e ritireremo contemporaneamente i 5 euro impropriamente dovuti. 

Una provocazione, certo, non tanto lontana dai desiderata del popolo oppresso da una falsa democrazia.

Da parte nostra, sappiamo come regolarci: finché non sarà stata abolita questa vergogna, faremo parte del partito degli astensionisti, a rischio di vedere morire definitivamente i nostri ideali così platealmente calpestati.

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