Riforme, rientrano autosospesi Pd: no a nuovo gruppo, battaglia interna

Rientra l’autosospensione dei 14 senatori ‘dissidenti’. Dopo una riunione di circa due ore, avvenuta nell’Ufficio al Senato di Vannino Chiti, i parlamentari che si erano autosospesi dal gruppo, dopo la sostituzione in commissione Affari costituzionali dello stesso Chiti e di Corradino Mineo, hanno deciso che non formeranno un nuovo gruppo a Palazzo Madama ma resteranno tra le fila del partito democratico. Senza pero’, viene spiegato al termine della riunione, rinunciare alla battaglia sugli emendamenti che ricalcano il ddl Chiti e che prevedono un Senato elettivo in contrapposizione con il testo del governo.

Massimo Mucchetti spiega: "Non siamo dei Turigliatto, ma quegli emendamenti al testo sulle riforme costituzionali non verranno ritirati. Se saranno bocciati in commissione li ripresenteremo in aula per farli votare. La nostra battaglia continua nel Pd anche perche’ ancora non ci e’ chiaro quale disciplina di partito ci venga chiesto visto che non si sa su che fronte e’ aperto il diaologo: con M5s, con la Lega, con Forza Italia?".

Alla riunione degli ormai ex autosospesi, che si e’ tenuta nell’uffico di Vannino Chiti al Senato, mancavano solo i senatori assenti per motivi istituzionali, come Felice Casson che si trova all’estero. Con lui, viene spiegato, gli altri ‘dissidenti’ non sono riusciti a parlare ma solo per perche’ impegnato in missione per conto Palazzo Madama.

I senatori capeggiati da Chiti hanno deciso di restare nel gruppo del Pd visto che, in ogni caso, il chiarimento che avevano chiesto con il capogruppo Luigi Zanda ieri c’e’ stato. Il fatto che sia stata riconosciuta la sacralita’ dell’articolo 67 della Costituzione, sulla liberta’ del mandato parlamentare, e’ stata considerata un fatto "positivo".

Rimane invece "negativo" il giudizio sulle sostituzioni in commissione Affari costituzionali di Mineo e Chiti. I 14, viene spiegato al termine della riunione, vogliono avere gli spazi per portare avanti le loro posizioni all’interno del gruppo. Ed e’ per questo che hanno deciso di mantenere gli emendamenti sul Senato elettivo e di ripresentarli in aula nel caso la commissione, dove ora i numeri sono a favore del governo, verranno bocciati.

LA DICHIARAZIONE "Abbiamo preso atto delle dichiarazioni del presidente del gruppo Pd del Senato, Luigi Zanda. Le riteniamo positive su due punti di grande rilievo. Primo, viene confermato come l’articolo 67 della Costituzione valga sempre, tanto in aula quanto in commissione. Secondo, i 20 senatori che avevano firmato il Ddl Chiti e i 14 che si sono autosospesi dal gruppo a difesa dell’articolo 67 della Costituzione, fino a quando non fosse intervenuto un chiarimento, non vengono considerati ‘frenatori delle riforme’ o ‘ricattatori della maggioranza’, ma colleghi impegnati in una battaglia politica, che come tutte le battaglie puo’ essere discussa, ma resta legittima". Lo dichiarano i senatori Chiti, Corsini, D’Adda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano. Il senatore Felice Casson e’ in missione all’estero e non e’ stato possibile contattarlo.

"Riteniamo non positiva, invece- aggiungono-, la decisione di confermare le sostituzioni di Corradino Mineo e di Vannino Chiti nella Commissione Affari Costituzionali. Con questa seria riserva, riteniamo che le dichiarazioni del presidente Zanda ci consentano comunque di riprendere il lavoro all’interno del gruppo Pd del Senato. In particolare, continueremo a sostenere i nostri emendamenti al testo base del Governo che, peraltro, le trattative in corso o in fieri con Lega, Forza Italia e M5S potrebbero ulteriormente modificare". "Gli emendamenti verranno sostenuti in Commissione. Quelli che non fossero accolti potranno essere ripresentati in Aula. Una speciale attenzione verra’ data alla riduzione contestuale del numero dei senatori e dei deputati, alla elezione diretta di tutti pur nel superamento del bicameralismo paritario, all’obbligatorieta’ del referendum confermativo, qualunque sia la maggioranza parlamentare che approvera’ la riforma", concludono i senatori del Pd.

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