Riforme, la Camera dice sì. Renzi, ‘Paese più semplice e giusto’

E’ telegrafico, Matteo Renzi, ancor più del solito, su Twitter: "Voto riforme ok alla Camera. Un Paese più semplice e più giusto. Brava @meb, bravo @emanuelefiano, bravi tutti i deputati magg #lavoltabuona". Un testo breve, dove ‘meb’ sta per Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme e per i Rapporti con il Parlamento, ed Emanuele Fiano è il relatore di maggioranza del testo che riforma Senato e Titolo V. Testo che questa mattina è stato approvato a Montecitorio, con 357 voti a favore, 125 contrari e 7 astenuti. Dove, nello specifico, tra i voti contrari si contano quelli di Forza Italia (con l’eccezione di Gianfranco Rotondi), Lega Nord e Sel (che come annunciato ieri sono rimasti in aula, al contrario di quanto avvenuto lo scorso 13 febbraio in occasione degli emendamenti) e tra quelli a favore anche quelli, forse per l’ultima volta, della minoranza dem.

"Con il voto favorevole di oggi – spiega Rosy Bindi, seguita nel merito da Gianni Cuperlo e Alfredo D’Attorre – dimostriamo di non voler impedire il processo di riforme, ma se il governo aderirà alle parole del premier e nulla sarà cambiato nell’attuale pacchetto delle riforme, non parteciperemo ai prossimi voti".

A non partecipare, oggi, è stato il Movimento 5 Stelle, come già annunciato ieri: il solo a entrare in aula, per le dichiarazioni di voto, è stato un agguerrito Danilo Toninelli, che ha parlato di "un tentativo di modifica della Costituzione imposto con metodi fascisti" e, nel merito "di una riforma che prevede politici eletti da altri politici, la prevaricazione del governo sul Parlamento, la complicazione dei processi normativi". Nonostante Toninelli avvisi "che chi dice che abbiamo rinunciato a qualunque tipo di dialogo mente, abbiamo avuto a che fare con chi si siede ad ascoltare per poi fare come gli pare", dal Partito democratico la risposta è secca: "Con soddisfazione notiamo che chi prima era fuori ha deciso di partecipare al voto" spiega Lorenzo Guerini, che poi rivolgendosi al Movimento 5 Stelle dice che "più che aprire il Parlamento, continuate a chiedere le porte dietro di voi: oggi confermate, per causa vostra, la vostra inconsistenza".

Parole al vetriolo anche per Forza Italia: "cambiare idea è sempre possibile, non lo è rinunciare alle proprie convinzioni sulla base di alcune tirate di giacca: nel merito di questa riforma, è forse cambiato qualcosa di determinante rispetto al testo che avete approvato in commissione?". Una risposta secca a Renato Brunetta, che poco prima aveva tuonato, ricordando ancora lo ‘strappo’ del Qurinale, che "la brusca interruzione del dialogo ha smascherato il piano del Pd: rafforzare il premier, svincolarne i poteri dal controllo del Parlamento, renderlo un uomo solo al comando. Non ci si dica che il nostro sarebbe un voltafaccia: Renzi ha tradito la nostra fiducia".

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