Riforme, il Pd alla resa dei conti. La parola ai dem eletti all’estero – di Barbara Laurenzi

Roma – La Camera approva. O forse no. È ancora tutto in salita il cammino dell’Italicum, giunto in queste ore in commissione Affari costituzionali per la sua seconda lettura alla Camera prima di approdare al dibattito dell’aula atteso per il prossimo 27 aprile. In attesa di essere sottoposto all’assemblea dei deputati, il testo della nuova legge elettorale che, nelle intenzioni del premier Renzi e della segreteria dem, dovrebbe sostituire il Procellum di Calderoli, è al centro delle ultime, ma non nuove, spaccature in seno al Pd.

Se, da un lato, si preme per approvare il testo così come è stato delineato nella prima lettura al Senato, dall’altro la minoranza interna al partito continua a chiedere che si modifichino alcuni elementi centrali, a cominciare dai capilista bloccati e dalla possibilità di apparentamento tra liste in caso di ballottaggio. A salvare la facciata del ‘dialogo’ ci pensa Area riformista, la componente del capogruppo Roberto Speranza che ha presentato un documento firmato da ottanta deputati nel quale si chiede al premier-segretario di mantenere il confronto aperto.

Le lacerazioni interne, però, non sembrano destinate a placarsi, soprattutto ora che il nuovo documento economico finanziario presentato dal ministro all’Economia Pier Carlo Padoan fa temere tagli agli enti locali facendo saltare sulla poltrona anche i più fedeli, dal sindaco di Torino e presidente dell’Anci Piero Fassino all’omologo di Firenze Dario Nardella.

“Mi pare che trasformare tutto questo, dal dibattito sull’Italicum al Def, alla riforma costituzionale, in una battaglia elettorale in vista delle prossime elezioni regionali sia inutile e fuori luogo – commenta con ItaliaChiamaItalia il deputato Pd eletto all’estero Marco Fedi, alludendo a un collegamento tra l’inasprirsi delle polemiche interne e l’avvicinarsi delle amministrative di maggio -. Le riforme dovrebbero essere oggetto di un dibattito sano, usarle per fare propaganda elettorale, come stanno facendo alcuni e come spesso, purtroppo, si usa fare in Italia, credo sia solamente dannoso per il Paese”.

Il Pd è giunto alla resa dei conti? “Spero che non si arrivi a disputare l’ultimo round e che prevalga, invece, il buon senso. Gli appelli fatti finora – prosegue Fedi commentando il documento di Area riformista – non tengono conto di un elemento cruciale, ossia il fatto che siamo ormai andati molto avanti nella discussione della legge elettorale. Ne abbiamo parlato ampliamente per la prima lettura alla Camera, avevamo deciso di migliorare il testo al Senato ed è stato fatto”.

“Riaprire tutta la discussione proprio ora, nella seconda lettura alla Camera, non rappresenta un bel segnale nei confronti dei cittadini che, su questa materia, ne hanno le scatole piene e si aspetterebbero che la accantonassimo approvandola definitivamente. Anche io, come deputato, attendo con ansia il momento in cui diremo di aver concluso la partita della legge elettorale. Se è possibile trovare un accordo alla Camera – aggiunge Fedi – che non comporti la riapertura di tutta la discussione al Senato e se c’è la disponibilità anche della minoranza del Pd a ragionare in questo senso, ben vengano le aperture al dialogo. Ma, se non c’è questa disponibilità ampia e condivisa, è molto rischioso avviare nuovamente la discussione perché potrebbe voler dire mandare il testo al Senato con modifiche inaccettabili”.

“La minoranza del Pd e i critici in generale dovrebbero ragionare in questi termini, sono state già fatte le modifiche che si potevano effettuare e che erano state concordate. Rimettere in discussione tutto ora, considerando anche la situazione di maggioranza variabile che si sta formando sulla riforma costituzionale, rappresenta un rischio che non possiamo correre. Comprendo le preoccupazioni del premier Renzi”.

Se la minoranza Pd votasse contro l’Italicum schierandosi con l’opposizione potrebbe creare non pochi problemi al percorso della legge elettorale. “Non escludo che l’obiettivo sia questo – commenta Fedi -, ma sono di più i deputati Pd che desiderano il dialogo. Alla fine è il gruppo del Pd a decidere, tutti insieme, e mi aspetto che il gruppo voti compattamente come già avvenuto in occasione di altri voti più delicati, come del resto anche io ho fatto altre volte”.

“Ovviamente il Def identifica i grandi numeri da qui ai prossimi tre anni, anche in rapporto alla crescita che si profila più bassa ma in graduale ascesa – prosegue il deputato riferendosi alle linee guida presentate dal ministro Padoan -. La critica da parte dei comuni è comprensibile perché in passato si è tagliato tanto. In questo documento, però, si parla di revisione della spesa che è un concetto diverso da quello dei tagli lineari di Tremonti”.

“Si tratta di rivedere il modo in cui spendiamo all’interno dei ministeri. Per la crescita che dovrebbe portare a maggiore disponibilità economica, invece, dobbiamo attendere che aumenti il Pil. Sia Padoan che il premier hanno ribadito che non ci saranno tagli diretti, ma i Comuni fanno bene ad alzare il livello di attenzione perché questa rassicurazione non basta come garanzia. I comuni sono i primi fornitori di servizi e devono porre le loro questioni all’attenzione del governo”.

“Non credo ci possa né debba essere una rottura – dichiara convinto a Italiachiamaitalia.it il deputato Pd eletto in Sud America Fabio Porta -, anche perché non mi sembra che la legge elettorale possa essere un terreno su cui un partito si divide. Alla fine bisogna votare secondo l’orientamento che proviene dalla direzione democratica della maggioranza, la questione non può essere ridotta a un rapporto bipolare in cui o si appoggia il governo o si esce dal partito. Naturalmente ogni legge è perfettibile, quella del governo può essere migliorata, ma una realtà politica non deve disgregarsi su un confronto di questo genere”.

“I comuni hanno sicuramente ragione quando chiedono di essere riconosciuti nelle loro rivendicazioni e quando denunciano che hanno sofferto i tagli più degli altri – aggiunge Porta riferendosi alla possibilità che le linee guida del Def si trasformino in un altro fronte caldo interno al Pd -. Il premier ha dichiarato che non ci saranno ulteriori tagli e spero che dalle dichiarazioni derivino dei fatti, mi pare che Nardella e Fassino siano persone più che degne di considerazione da parte della segreteria del partito, anche in considerazione del lavoro che stanno facendo nei loro comuni”.

Partita ancora aperta, quindi. In attesa della prossima riunione del 15 aprile, durante la quale il gruppo definirà come votare sull’Italicum. E, a quel punto, chi deciderà di esprimere una posizione diversa in aula saprà di essere andato contro la linea democratica decisa dalla maggioranza.

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