Riforme, Grasso: ok Senato autonomie, ma basta fallimenti

Mentre a Montecitorio Pd e Pdl trovano la quadra sull’Italicum stralciando interamente l’articolo riguardante il Senato, e procedendo con la riforma della legge elettorale soltanto per la Camera, anche al Senato il conseguente superamento del bicameralismo perfetto rimane comunque di stretta attualità. La revisione del bicameralismo, "oggetto di dibattito già dai primi tempi della Repubblica, è oggi volontà condivisa" spiega infatti il presidente Pietro Grasso, prendendo lo spunto da un convegno sulle riforme che ha avuto come figura centrale quella di Francesco Cossiga e del suo messaggio alle Camere del 1991, in cui per la prima volta un presidente della Repubblica sottolineava l’urgenza di riforme istituzionali.

Grasso avverte che "la riduzione dei costi dell’intera macchina dello Stato è un obiettivo da perseguire con coerenza e determinazione: non si può però ripensare il bicameralismo solo con la calcolatrice alla mano. Al Paese servono istituzioni efficienti: queste, poi, devono anche contenere i costi di funzionamento. Dico questo perché anche nell’ipotesi di scuola in cui avesse un bilancio pari a zero, un’istituzione che non riesce ad ottenere gli obiettivi prefissati e a garantire rapidità di intervento rappresenterebbe comunque un freno rilevante per il Paese". E d’altra parte il cambiamento non deve essere di facciata: "c’è una forte domanda di cambiamento da parte dei cittadini: questa domanda deve essere ascoltata e soddisfatta nella sostanza di ciò che chiede. Se il processo di riforma che apprestiamo ad avviare in Parlamento fosse guidato dall’intento di compiacere superficialmente l’opinione pubblica, senza affrontare i problemi in chiave organica, si consumerebbe un tradimento del Paese e dei cittadini".

Nell’ambito del superamento del bicameralismo perfetto, l’ipotesi di un Senato non vincolato dal rapporto fiduciario con il governo, darebbe la possibilità a Palazzo Madama "di esercitare in via esclusiva le funzioni del Parlamento inerenti il rapporto con le autonomie territoriali, lo svolgimento della funzione di controllo, comprese le commissioni d’inchiesta, le nomine, i rapporti con il Parlamento europeo".

In tal modo "una volta identificati gli ambiti di competenza tra le due Camere, sarà più agevole rivedere il procedimento legislativo, sia nei modi sia nei tempi, garantendo le dovute corsie preferenziali ai disegni di legge di iniziativa governativa, ponendo così un limite all’irrefrenabile dilagare della decretazione d’urgenza". L’importante, però, è che si faccia presto e senza indugi: "Gli ultimi ventitré anni, costellati di nuovi, ripetuti e falliti tentativi di rivedere in profondità l’assetto delle nostre istituzioni" non hanno potuto che accrescere l’urgenza di riforme istituzionali: "se il sistema non è più rispondente alle esigenze di oggi, è perché il cammino di questi anni è costellato di occasioni mancate".

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