Riforme, Dov’è finito il federalismo? – di Antonio Gabriele Fucilone

TRICOLORE BANDIERA ITALIANA CRISI ECONOMICA POVERTA' PRECARIATO

Si parla tanto di riforme. Ne parlano i leaders dei vari partiti come i giornali e la gente comune. Si parla tanto di liberalizzazioni, riforme del mercato del lavoro, di riduzione del numero dei parlamentari, di superamento del bicameralismo perfetto e della riforma della legge elettorale. Sono tutte riforme importanti, ma manca quella fondamentale. Infatti, non si parla più di federalismo. Ciò è una delle cause delle recenti frizioni tra Popolo della Libertà e Lega Nord, da sempre indefessa sostenitrice del federalismo.

Gli ultimi esempi di questi attriti sono stati uno sfogo (che è stato riportato sulla "Gazzetta di Mantova") di un esponente (parlamentare) della Lega Nord di Mantova che ha definito una "farsa" il congresso provinciale del Popolo della Libertà che si è tenuto a Virgilio il 18 febbraio scorso e la replica abbastanza dura dell’assessore regionale Carlo Maccari, durante lo stesso congresso.

Pur non condividendo nel metodo quanto detto dall’esponente leghista, ritengo che vada fatta una riflessione seria, poiché (nel merito) egli non ha tutti i torti.

Io penso che non si possa prescindere dal federalismo. Infatti, se fosse implementato, esso favorirebbe una maggiore sussidiarietà che farebbe sì che in tutte le autonomie locali ci siano maggiori controlli a livello di fisco e di sprechi e che, tra queste ultime, siano premiate quelle virtuose. Quindi, il tema del federalismo è ineludibile. Oggi, purtroppo, non se ne parla più. Credo che se non si dovesse fare il federalismo, qualsiasi altra riforma sarebbe inutile. Sarebbe come dare dell’acido acetilsalicilico (aspirina) ad un malato di cancro. Si può ridurre il numero dei parlamentari e cambiare la legge elettorale, ma il problema degli sprechi resta comunque, poiché una parte molto consistente di essi proveniene dagli enti locali e non solo. Il federalismo non è una riforma qualsiasi, ma "la riforma per antonomasia". Quindi, o si fa il federalismo (che sarebbe coronato da tutte le altre riforme, che sono comunque importanti ma che non bastano a cambiare la situazione) o l’Italia resterà così com’è, con tutti gli sprechi e le varie storture che ci sono.

Purtroppo, nel ceto politico italiano c’è chi vuole conservare lo "status quo". Per conservare lo "status quo" basta impedire che si faccia il federalismo e purtroppo chi vuole fare ciò sta riuscendo nel suo intento. Non ci si rende conto che l’attuale sistema non sta aiutando il Sud e sta danneggiando il Nord del nostro Paese. Se si continuasse così il rischio di finire come la Grecia potrebbe non essere così remoto.

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